Investire nei Mercati Emergenti

La situazione è matura per gli investitori nei mercati emergenti?

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese, Olandese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Polacco

Negli ultimi mesi, le vulnerabilità, vere o presunte, dei mercati emergenti sono state sempre più al centro dell’attenzione. Le preoccupazioni per la salute dei mercati emergenti sono emerse sulla scia delle tensioni politiche in Egitto, del rallentamento dell’economia in Cina e delle dimostrazioni di protesta in Brasile e Turchia che hanno movimentato l’estate 2013.

A mio avviso troppi investitori non hanno inquadrato nel contesto appropriato tali eventi e sviluppi, arrivando troppo velocemente alla conclusione che i mercati emergenti siano finiti, soprattutto a causa della convinzione che la Federal Reserve (Fed) metterà fine alle iniezioni monetarie, privandoli così della liquidità necessaria per proteggere le loro monete in fase di indebolimento e per pagare i debiti. Per il momento, la Fed ha invece deciso di continuare a immettere liquidità nel sistema e ha quindi eliminato uno dei timori più immediati. Ritengo tuttavia che vi siano anche altri aspetti da considerare in un contesto più appropriato, che rendono gli investitori dubbiosi sull’opportunità di investire nei mercati emergenti.  

Il pessimismo diffuso si basa su una serie di concezioni erronee. Innanzitutto va considerato che certe valute dei mercati emergenti sono in via di rafforzamento, non di indebolimento; ricordiamo ad esempio la Cina e la Thailandia, le cui valute negli ultimi anni si sono andate rafforzando rispetto al dollaro statunitense. Inoltre non è vero che molti mercati emergenti dipendano dal supporto del mondo occidentale e sviluppato. I sostenitori di questa idea affermano che sia stato il denaro proveniente dagli Stati Uniti, dall’Europa e dal Giappone a consentire ai paesi emergenti di vivere al di sopra dei loro mezzi! Ironicamente, altri sostengono invece che un rallentamento del mondo emergente sia destinato ad avere un impatto negativo sulle nazioni sviluppate.

Se si esamina il quadro globale del debito, si può invece vedere che molti paesi sviluppati hanno un indebitamento maggiore rispetto al PIL, hanno deficit governativi più pesanti e dipendono in misura più elevata dagli investitori di tutto il mondo per l’acquisto delle loro obbligazioni. Inoltre, i paesi emergenti vantano generalmente riserve valutarie molto più consistenti di quelle dei paesi sviluppati.

Numerosi economisti ed esperti aderiscono a una scuola di pensiero secondo la quale i paesi emergenti non sono in grado di gestire le proprie economie e necessitano della guida dei paesi sviluppati. Durante la crisi che aveva investito l’Asia nel 1997, nei mercati sviluppati si erano sollevate molte voci per richiamare l’attenzione delle nazioni asiatiche sull’importanza della disciplina fiscale. Successivamente, il mondo dei mercati emergenti ha assistito al disastro dei sistemi finanziari statunitense ed europei nel 2008–09, mentre molti di essi continuavano generalmente non soltanto a sopravvivere, ma addirittura a prosperare. La realtà è che i mercati emergenti hanno registrato, e a nostro avviso dovrebbero continuare a registrare, gli aumenti del reddito più significativi a livello nazionale e individuale e sono riusciti a mettere a segno questo risultato positivo adottando modelli di economia di mercato e acquisendo tecnologie intese a migliorare la produttività.

Mercati emergenti asiatici: sfide e opportunità

Il più grande mercato emergente mondiale, la Cina, conquista sempre la giusta dose di attenzione. Sono state formulate numerose ipotesi in merito a questioni preoccupanti per questo paese, quali una potenziale bolla immobiliare, problemi di debito e così via. Ciò nonostante, la crescita cinese è continuata a ritmo elevato. A settembre, il mio team ed io abbiamo visitato un’ampia area di sviluppo immobiliare a Beijing, il 70% della quale è stato venduto nell’arco di alcune settimane. Ho visto la stessa identica cosa in altre città in cui mi sono recato e ritengo che ciò sia una chiara dimostrazione del fatto che la domanda immobiliare in Cina rimane forte.

È naturale attendersi che anche in Cina si registreranno alcuni fallimenti di iniziative di sviluppo immobiliare e problemi con il debito, in linea di massima tuttavia ritengo che il paese abbia le potenzialità per crescere a un ritmo elevato, soprattutto rispetto alla maggior parte dei mercati sviluppati. L’economia cinese è attualmente la seconda economia mondiale e la crescita è pertanto naturalmente destinata a registrare un leggero rallentamento rispetto a quella a due cifre del passato. Per un’economia di queste dimensioni, le previsioni degli analisti di una crescita nell’ordine del 7% – 8% non dovrebbe costituire in alcun modo un elemento di preoccupazione.

Per quanto riguarda altre parti dell’Asia, il Giappone è impegnato a immettere liquidità nel sistema a ritmi piuttosto elevati. Prevediamo che gran parte di questo denaro possa confluire nel sud-est asiatico e che paesi quali Vietnam, Filippine, Thailandia, Cambogia, Malaysia, Singapore e Indonesia potrebbero teoricamente beneficiarne.

L’India è stata di recente oggetto di una giusta dose di commenti negativi ma, nonostante tutti i problemi, l’andamento della crescita per quest’anno ci sembra ancora soddisfacente. Il Fondo Monetario Internazionale prevede infatti una crescita superiore al 5% nel 2013[1], ancora decisamente superiore a quella della maggior parte dei paesi sviluppati. Riteniamo che le elezioni indiane nella primavera del 2014 potrebbero portare alla soluzione di alcuni problemi del paese. Dal nostro punto di vista, le sfide offrono spesso opportunità d’investimento, e non sempre dove sarebbe ovvio aspettarsele. Per esempio, si potrebbe pensare che la debolezza della valuta indiana rappresenti un elemento estremamente negativo per il mercato azionario, ma vi sono società che in teoria potrebbero invece beneficiarne. Un altro esempio può essere quello di una società di outsourcing, di cui gran parte delle attività si svolge al di fuori dell’India e che ha costi in rupie, ma proventi in dollari statunitensi. Una rupia più debole e un dollaro più forte potrebbero essere estremamente positivo per questa società.

Una storia di ripresa globale

Sono stato sempre convinto che l’Europa, anche quando un paio di anni fa era alle prese con la crisi del debito, alla fine si sarebbe ripresa. Prevedevo che il processo sarebbe stato probabilmente lento, con manovre attentamente ponderate, ma che la ripresa sarebbe arrivata. È proprio questo che pensiamo stia accadendo attualmente in Europa. Nei mercati emergenti dell’Europa orientale, il rallentamento della crescita conseguente alla crisi ha determinato cambiamenti e riforme, in alcuni casi piuttosto radicali. Riteniamo che l’Europa orientale possa fare bene in futuro e se i prezzi del petrolio continueranno a salire, la Russia sarebbe la prima a poterne beneficiare, in quanto maggiore economia emergente della regione.

I cambiamenti non stanno avvenendo soltanto nei grandi paesi. A settembre ho visitato la Georgia, un piccolo paese dell’Europa orientale in cui sono in corso rapidi cambiamenti. Qui nel passato la corruzione era stato un grosso problema, ma attualmente è stata notevolmente ridotta. Ho visto costruzioni in tutto il paese e la gente sembra estremamente ottimista in merito al futuro.

Le nostre prospettive per il quadro globale sono piuttosto ottimistiche. In Europa sembra in corso la ripresa; la continuazione dell’allentamento quantitativo da parte della Fed negli Stati Uniti dovrebbe sostenere la crescita in molte altre parti del mondo e il Giappone è deciso a rivitalizzare la propria economia con un ambizioso programma di politica monetaria. Riteniamo che numerosi mercati emergenti di tutto il mondo siano destinati a trarre benefici dal fatto che i livelli di liquidità rimangono al momento elevati. Per esempio, in America Latina, paesi come Brasile, Cile e Colombia, dove il deficit delle partite correnti è in continuo aumento, potrebbero beneficiare dei necessari afflussi di investimenti. Il Messico sembra anch’esso in una posizione ideale per trarre profitto dai maggiori afflussi commerciali e di capitali, data la vicinanza all’economia statunitense.

Riconosciamo che quest’anno non è stato affatto facile per gli investitori nei mercati emergenti. Alla fine del secondo trimestre e nel terzo, vi è stata una fuga dai mercati azionari e obbligazionari dei paesi emergenti. Siamo tuttavia convinti che i recenti deflussi siano destinati a essere temporanei. Non soltanto vi è ancora abbondante liquidità nel sistema, ma alla luce dei deflussi osservati, riteniamo che molti investitori abbiano ridotto le ponderazioni sui mercati emergenti. Non sostengo che tutti incrementeranno, o dovrebbero incrementare, le allocazioni ai mercati emergenti, ma penso che molti potrebbero procedere a un ribilanciamento dei portafogli a mano a mano che il sentiment di mercato migliora.

 



[1] Fonte: IMF World Economic Outlook, July 2013. Copyright © 2013 International Monetary Fund. Tutti i diritti riservati.

 

Leave a reply

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi contrassegnati con un asterisco sono obbligatori *