Investire nei Mercati Emergenti

Quando piccolo è bello

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Un noto proverbio italiano ricorda che “nella botte piccola sta il vino buono”, a indicare che molto spesso le cose più piccole sono quelle più preziose. Il mio team e io riteniamo che questo detto si possa applicare anche all’universo d’investimento in quanto individuiamo spesso società di piccole dimensioni, dotate però di notevoli potenzialità nel lungo termine.

Gli indici dei mercati emergenti sono tendenzialmente dominati da un gruppo ristretto di grandi imprese, operanti solitamente nei settori dell’energia, bancario, delle telecomunicazioni, dell’industria pesante e minerario, che sono spesso influenzate più da fattori politici o macroeconomici globali che dalle loro economie locali. Come team non basiamo le nostre decisioni sul benchmark, ma adottiamo un approccio bottom-up agli investimenti. Di conseguenza, riusciamo spesso a trovare opportunità interessanti in singole società di piccole e medie dimensioni, che tendono a operare in settori a contenuto maggiormente imprenditoriale, ad esempio dei beni voluttuari e dell’industria leggera. Molte di queste aziende sono più orientate verso l’economia interna rispetto alle società di dimensioni maggiori e riescono pertanto ad accordarsi meglio ai fattori propulsivi della crescita economica nel singolo paese o mercato in cui operano.

Influenza della classe media

Di norma, tali aziende sono inoltre maggiormente legate al settore dei consumi rispetto a società più grandi e pertanto esposte a quello che riteniamo un potenziale propulsore della redditività delle imprese dei mercati emergenti, ossia il passaggio costante di svariati mercati emergenti da un modello di crescita orientato alle esportazioni e agli investimenti a uno fondato sull’incremento della domanda dei consumatori. La classe media è in crescita in tutto il mondo e ciò esercita un impatto significativo sul comportamento dei consumatori nei mercati emergenti, che grazie all’aumento del reddito disponibile si sta traducendo in un incremento della domanda di beni di consumo, dalla birra all’abbigliamento e ai cellulari. Inoltre, di pari passo con il rafforzamento del proprio status, la classe media sta spesso acquisendo una maggiore capacità di influenzare positivamente dinamiche e misure politiche.

La definizione di “classe media” può differire da un paese all’altro e dipendere dal fatto che un mercato sia emergente o sviluppato. Nel caso dell’Africa, in particolare, la Banca Africana di Sviluppo definisce la “classe media” sostanzialmente in termini di reddito più elevato della media, considerando ovviamente che nel continente africano tale media è inferiore a quella dei paesi sviluppati. Secondo le stime della Banca, nel 2011 oltre il 34% della popolazione africana (circa 350 milioni di persone) rientrava nella definizione di classe media, rispetto al 27% del 2000[1]. È chiaro che in tale regione la cultura dei consumatori sta crescendo di pari passo con il reddito disponibile, come ho potuto osservare personalmente.

 

 

 

Alla ricerca di gap da colmare

Inoltre, numerose società di minori dimensioni sono spesso nelle fasi iniziali del loro ciclo di vita e possono pertanto offrire una probabilità di crescita più rapida rispetto al mercato azionario generale. Per esempio, abbiamo identificato parecchie aziende di dimensioni relativamente ridotte in mercati come la Corea del Sud e Hong Kong, che sono riuscite a imporsi in varie nicchie dei settori di consumo locali in virtù di sistemi efficienti di produzione, marketing e gestione, pur rimanendo “piccole” in un contesto globale. Queste società hanno spesso registrato un’accelerazione della crescita, avvalendosi di capacità ambite nel loro mercato locale per espandersi nei mercati emergenti vicini. 

L’esplorazione del segmento delle società di minori dimensioni è una componente importante della nostra attività globale di ricerca, dal momento che certe small cap possono teoricamente diventare i giganti del futuro. Alcune imprese inizialmente identificate nell’ambito della nostra ricerca tra le società di dimensioni minori, per esempio nei settori farmaceutico e dei beni di prima necessità, sono diventate società ad alta capitalizzazione. I dati scoperti dalla ricerca tra le società minori possono inoltre contribuire in modo significativo a una migliore comprensione delle condizioni sottostanti nelle economie dei mercati emergenti.

Riteniamo che gli aspetti potenzialmente negativi dell’investimento in società di minori dimensioni, quali ad esempio attività di ricerca più costose, carenza di informazioni, volatilità più elevata (soprattutto nel breve termine) e liquidità limitata, siano gestibili. L’investimento può talvolta richiedere una buona dose di pazienza, ma crediamo che l’orizzonte di lungo termine aiuti a gestire questi fattori di rischio.

Inoltre, la notevole quantità e varietà di opportunità facilita la diversificazione[2]; il nostro team di ricerca (a settembre 2013) ha identificato circa 21.500 società nel nostro universo delle società di minori dimensioni nei mercati emergenti. Crediamo che la carenza di informazioni costituisca un potenziale vantaggio piuttosto che un problema. Laddove le informazioni sono scarse e di difficile accesso, possono emergere anomalie di valutazione e riteniamo che la nostra metodologia di ricerca ci offra gli strumenti ideali per individuare tali opportunità. Siamo convinti che la forte presenza locale dei nostri team dei mercati emergenti, i cui membri sono attualmente situati in 18 città di Asia, America centrale e meridionale, Europa, Medio Oriente e Africa, sia anch’essa uno strumento prezioso.

Alla luce di questi fattori, riteniamo che agli investitori che si concentrano soltanto sulle società di maggiori dimensioni possano sfuggire alcune delle aree più dinamiche delle economie dei mercati emergenti. Una ricerca dettagliata, focalizzata sui singoli titoli, intesa a identificare i propulsori delle performance e della redditività societarie è a nostro avviso un processo d’investimento essenziale in questo contesto. Crediamo pertanto che le società di dimensioni minori offrano un’opportunità d’investimento ragguardevole, soprattutto per gli investitori di lungo periodo, che mirano a sfruttare la crescita dinamica di molti mercati emergenti.



[1]. Fonte: Banca Africana di Sviluppo, “The Middle of the Pyramid, Dynamics of the Middle Class in Africa,” aprile 2011.

 

[2] La diversificazione non garantisce utili né protegge contro le perdite.

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