Investire nei Mercati Emergenti

Convergenza e sfumature tra titoli dei mercati emergenti, di frontiera e sviluppati

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Si è assistito a una certa convergenza dei modi in cui si potrebbero classificare le società dei mercati emergenti, di frontiera e sviluppati e di come potrebbero essere inserite nei portafogli degli investitori. Negli ultimi tempi, abbiamo notato un aumento della liquidità e della trasparenza di molti titoli dei mercati di frontiera (il segmento dei mercati emergenti più piccolo e meno sviluppato). Abbiamo rilevato un aumento del numero di imprese quotate nelle borse dei mercati sviluppati ma per le quali la maggior parte delle attività operative, delle vendite o degli utili è generata nei mercati emergenti o di frontiera; allo stesso tempo, abbiamo osservato come siano diventate sempre più numerose le società dei mercati emergenti che hanno acquisito imprese nei mercati sviluppati, diventando così autentiche multinazionali. A nostro giudizio, i titoli migliori sia dei mercati di frontiera sia di quelli sviluppati possono essere utilizzati per rafforzare il potenziale valore di quelli che gli investitori tradizionalmente classificano come portafogli dei mercati emergenti.

Convergenza di mercato 

Negli ultimi anni, i mercati di frontiera per noi sono stati particolarmente interessanti, ritenendo che molti di essi abbiano un buon potenziale di crescita economica. Anche l’impegno nell’attuazione di riforme da parte dei governi offre il potenziale per una crescita degli utili e rivalutazione delle società dei mercati di frontiera.

Alcuni sono contrari a investire nei mercati di frontiera a causa delle loro dimensioni limitate e della scarsa liquidità. A nostro giudizio, queste preoccupazioni non sono sempre giustificate. I mercati di frontiera presentano infatti una capitalizzazione di mercato complessiva intorno a USD 1,8 trilioni[1] e un fatturato giornaliero di USD 3,6 miliardi[2], che ci sembrano opportunità estremamente interessanti. Nei mercati di frontiera è presente un numero ragguardevole di singoli titoli, alcuni dei quali hanno tuttavia livelli di capitalizzazione e volumi di negoziazione che li collocherebbero facilmente allo stesso livello di certi concorrenti dei mercati emergenti. Penso per esempio a qualche banca in Pakistan e Nigeria, a una società di telecomunicazioni in Argentina e a un’azienda dell’Asia centrale che opera nel settore del petrolio e del gas. Dovremmo inoltre ricordare che, nell’ambito degli stessi mercati emergenti, il miglioramento della liquidità sulle borse di paesi come l’India fa sì che i titoli che un tempo avremmo potuto considerare adatti soltanto ai portafogli specializzati in small cap, siano ora scambiati in volumi sufficienti a farli rientrare nei portafogli dei mercati emergenti globali più tradizionali.

Le mosse recenti di Morgan Stanley Capital International (MSCI), società che redige indici dei mercati emergenti e di frontiera, corroborano in un certo senso la nostra teoria della convergenza. A maggio 2014, MSCI ha promosso il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti da mercati di frontiera a emergenti, prendendo atto dei miglioramenti a livello di liquidità e riconoscimento dei diritti degli azionisti esteri in questi paesi[3], che al momento del cambiamento rappresentavano una quota significativa della capitalizzazione complessiva dell’Indice MSCI Frontier Markets. Attualmente si sta valutando la possibilità di includere anche altri otto mercati di frontiera in serie di indici MSCI più ampi. Quasi tutti questi otto paesi al momento sono piuttosto piccoli, ma uno di essi – l’Arabia Saudita – vanta un ampio mercato con una capitalizzazione di circa USD 600 miliardi[4], che lo colloca allo stesso livello di Messico e Sudafrica. Riteniamo che i piani annunciati recentemente dal governo saudita mirati a consentire l’accesso ai mercati del paese ad investitori esteri abbiano rafforzato notevolmente la probabilità che entro pochi anni l’Arabia Saudita sia inserita in un indice MSCI più ampio.

Apertura delle frontiere dell’universo investibile dei mercati emergenti

Per noi, l’universo dei mercati emergenti e di frontiera si estende comunque ben oltre i confini di un tradizionale indice di riferimento e pertanto andiamo alla ricerca di titoli con valutazioni interessanti praticamente quasi in ogni paese in via di sviluppo in cui notiamo potenziale. A seconda dei parametri usati per le classificazioni, le distinzioni a volte non sempre sono così nette. La Corea del Sud, ad esempio, attualmente è classificata come mercato emergente da un fornitore di indici e come mercato sviluppato da un altro. Nel 2013, la Grecia è stata retrocessa da MSCI da mercato sviluppato a emergente, sebbene il suo prodotto interno lordo sia ampiamente superiore alla soglia fissata dalla Banca Mondiale per la definizione “reddito alto” e molte società greche svolgano una quota elevata delle loro attività nei mercati sviluppati[5]. Può essere che per vari aspetti la Grecia non sia alla pari dei suoi (ex) fratelli dei mercati sviluppati, ma si potrebbe anche obiettare che evidenzia molte caratteristiche generali di altri mercati emergenti, ad esempio un potenziale di crescita interessante, una popolazione giovane e livelli modesti di debito governativo in percentuale del PIL. Pur valutando favorevolmente la possibilità di investire in Grecia in quanto mercato emergente e andando alla ricerca di potenziali opportunità nel paese, riteniamo che questo paese sia difficile da classificare e a nostro giudizio è in una zona grigia.

Ottimizzazione del potenziale dei mercati emergenti

Talvolta un paese potrebbe non avere una borsa valori, liquidità sufficiente o protezione degli azionisti adeguata a sostenere gli investimenti diretti, ma è possibile acquisire un’esposizione al suo potenziale di crescita e alla sua base di consumatori mediante imprese quotate su borse dei mercati sviluppati che operano in questi mercati emergenti e di frontiera. Questo tipo di investimenti può offrire accesso alla crescita disponibile in paesi come Georgia, Mozambico o Turkmenistan, tanto per citarne qualcuno. Potremmo per esempio investire in una società che produce beni di consumo, situata e quotata negli Stati Uniti o nel Regno Unito, ma i cui utili sono in gran parte generati da consumatori residenti al di fuori dei suoi confini, in paesi come quelli summenzionati.  

Inoltre, parecchie società dei mercati sviluppati, alcune delle quali molte note, hanno una focalizzazione geografica mutevole che le rende, a tutti gli effetti, titoli dei mercati emergenti. Noi investiamo senza essere vincolati alle restrizioni degli indici e crediamo pertanto che questi titoli meritino di essere considerati nei portafogli dei mercati emergenti.

Restiamo convinti che in futuro i confini dei titoli dei mercati emergenti, di frontiera e sviluppati continueranno a convergere, offrendo agli investitori potenziali opportunità significative per i loro portafogli, indipendentemente dalla loro classificazione.

 

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Importante informativa legale

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. I titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi e incertezze economiche e politiche. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera.



[1] Fonte: Bloomberg LP. Tutti i dati sono aggiornati al 29 agosto 2014.

[2] Ibid.

[3] Fonte: “MSCI Equity Indexes May 2014 Index Review.” MSCI disconosce qualunque garanzia e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati.  Non è consentita alcuna ulteriore distribuzione o utilizzo. Questa relazione non è redatta o approvata da MSCI. La performance del passato non è indice di risultati futuri. Indici non gestiti. Non è possibile investire direttamente in un indice.

[4] Bloomberg LP. Tutti i dati sono aggiornati al 29 agosto 2014.

[5] Indicatori di sviluppo secondo la Banca Mondiale © 2014 The World Bank Group, Tutti i diritti riservati.

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