Investire nei Mercati Emergenti

L’elettrizzante futuro dell’Africa

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I mercati emergenti e di frontiera sono uno dei temi centrali del World Economic Forum di quest’anno, che si tiene a Davos, Svizzera, dal 19 al 24 gennaio. Una delle sessioni, “Achieving Africa’s Growth Agenda”, mi interessa particolarmente. Il nostro team è ancora convinto che l’Africa nel suo complesso abbia un potenziale di lungo termine, nonostante alcuni ostacoli nel breve periodo (tra cui il recente calo dei prezzi del petrolio) possano incidere negativamente sui paesi fortemente dipendenti dalle entrate petrolifere.

Riteniamo che gli investimenti in infrastrutture saranno un propulsore fondamentale dello sviluppo economico in Africa e che uno degli aspetti più importanti delle infrastrutture sia la fornitura di energia elettrica. Le statistiche sulle carenze di elettricità, soprattutto nell’Africa subsahariana, meritano un’attenta lettura. Secondo i dati dell’US Energy Information Administration, nel 2011 l’intera regione dell’Africa subsahariana aveva una capacità di generazione installata di soli 78 GW (gigawatt), 44 dei quali in Sudafrica. A titolo di paragone, ricordiamo che la capacità installata nei soli Stati Uniti è di 1.053 GW. In altre parole, tutta l’Africa possiede soltanto il 7% della capacità elettrica degli Stati Uniti. Europa, Svezia e Polonia possiedono ciascuna una capacità di generazione pari a quella di tutta l’Africa subsahariana, escluso il Sudafrica[1]. Inoltre, la capacità produttiva effettiva dell’Africa subsahariana è verosimilmente di gran lunga inferiore alla quantità nominale, a causa di manutenzione inadeguata, apparecchiature obsolete e carenze di combustibili. L’elettricità che arriva effettivamente agli utenti finali è anch’essa inferiore a quella effettivamente prodotta, a causa di danni alle linee elettriche, perdite tecniche nella trasmissione e furti puri e semplici di energia elettrica.

Usando i dati pro capite, un cittadino statunitense utilizza mediamente 12.461 chilowattora di elettricità l’anno, invece l’utilizzo elettrico medio di un cittadino etiope è di 52. In media, soltanto il 30% dei cittadini dell’Africa subsahariana ha qualche forma di accesso all’energia elettrica[2] e anche quando l’elettricità è disponibile, la fornitura può essere discontinua, con frequenti interruzioni e cali di potenza. Uno dei miei viaggi in Nigeria è stato rallegrato da un’interruzione dell’elettricità che ci ha inaspettatamente bloccati nell’ascensore di uno dei più noti alberghi di Lagos. Per fabbriche e ospedali, tali interruzioni possono essere fonte di problemi molto più gravi.

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Se il problema rappresentato dal deficit di energia elettrica in Africa è enorme, altrettanto dicasi dello sforzo attualmente profuso per risolverlo. Molti dei progetti più entusiasmanti riguardano lo sfruttamento del potenziale dei grandi fiumi africani. Le società cinesi, che si avvalgono delle capacità acquisite nel corso del programma di costruzione di dighe e di espansione di centrali elettriche in Cina, sono in prima fila in molti di tali progetti. Il governo etiope è stato particolarmente attivo in quest’area, con importanti progetti riguardanti la maggior parte dei fiumi che scorrono nel paese, primo fra tutti il piano di costruzione di dighe sul Nilo Blu, potenzialmente in grado di generare sei gigawatt di elettricità. Uganda, Mozambico e Ghana sono anch’essi tra i paesi che hanno pianificato o stanno realizzando piani idroelettrici importanti. Il più grande di tutti è però il progetto Inga III, sulle cascate Inga del fiume Congo nella Repubblica Democratica del Congo, inizialmente destinato a generare 4,8 GW, ma con una potenziale capacità finale di generazione superiore a 40 GW[3].

Le costruzioni di dighe sostenute dalla Cina, integrate da altri progetti importanti, tra cui le centrali nucleari proposte in Sudafrica e una grande centrale a carbone nello Zimbabwe, potrebbero teoricamente fare un’enorme differenza per la capacità di generazione elettrica in Africa. Tuttavia, come spiegato, la distribuzione dell’energia prodotta da parte di questi mega-progetti rappresenterà un’ulteriore sfida significativa in considerazione delle enormi dimensioni del continente, della dispersione della popolazione, dei bassi redditi pro-capite dell’Africa che incoraggiano non soltanto il furto di elettricità ma anche di preziosi cavi elettrici in rame. In parecchi casi, l’instabilità politica rappresenta un problema aggiuntivo. Esiste pertanto la possibilità che questi giganteschi progetti siano considerati come “centrali elettriche per uso vincolato”, destinate esclusivamente a fornire energia a progetti industriali o minerari su larga scala o aree urbane affluenti dove c’è la possibilità di vigilare sugli impianti e sostenere i costi delle forniture elettriche, anziché alla popolazione in generale. Vi è inoltre il problema di costi ambientali significativi, che a nostro giudizio devono però essere valutati bilanciandoli con i benefici generati.

Un’iniziativa sponsorizzata dal governo statunitense, Power Africa, intende fornire finanziamenti e competenze intesi a favorire una collaborazione tra le imprese e i governi africani per investimenti mirati a sviluppare progetti per la generazione di elettricità tecnologicamente innovativi e su scala più ridotta. I progetti sono orientati verso soluzioni basate su energie rinnovabili che utilizzano le abbondanti risorse africane in termini di energia solare, eolica e geotermica, ma non trascurano il crescente potenziale del gas naturale, dato il moltiplicarsi delle scoperte di giacimenti di idrocarburi in Africa. L’iniziativa Power Africa è stata lanciata poco più di un anno fa, ma gli ulteriori fondi annunciati in occasione dell’US-Africa Leaders Summit ad agosto 2014 hanno aumentato il potenziale budget operativo a USD 26 miliardi in finanziamenti diretti e garanzie degli investimenti. La relazione annuale per il 2014 sull’iniziativa, presentata prima del Leaders Summit, ha indicato che i progetti in corso ammontano a una capacità di generazione di 2,8 GW, con trattative in corso per altri cinque, su un obiettivo, fissato per il 2020, di una nuova capacità di 10 GW. Tra le iniziative principali figurano parchi eolici in Kenya e Tanzania, un impianto solare in Tanzania e un’importante centrale geotermica in Etiopia.

Anche i progetti più piccoli potrebbero fornire benefici straordinari. La generazione di elettricità su scala ridotta è già una realtà significativa in Africa, altrimenti avrebbero poco senso alcuni risultati, come per esempio il dato di 82% di kenioti possessori cellulari[4] a fronte di un 20% della popolazione avente accesso all’elettricità. Attualmente, gran parte di questa elettricità off-grid, cioè indipendente dalla rete, proviene dai generatori a benzina o diesel che sono costosi, inquinanti e non particolarmente efficienti. Questa situazione potrebbe cambiare in quanto il rapido calo dei prezzi della tecnologia di generazione solare e gli sviluppi a livello di accumulo dell’energia e distribuzione su scala ridotta offrono le potenzialità per la realizzazione di reti elettriche off-grid su piccola scala a fini di illuminazione e ricarica di cellulari. Un esempio classico è quello del principale operatore di telefonia mobile dello Zimbabwe che ha lanciato un caricatore per cellulari a energia solare, nonché una lampada ricaricabile solare più sofisticata con un adattatore USB e che funziona anche come caricatore per cellulari. Alcuni dei progetti Power Africa sono specificamente mirati proprio a questo tipo di attività a livello locale.

Per noi investitori molti di questi sviluppi rappresentano opportunità potenzialmente interessanti. È probabile che i mega progetti abbiano consistenti input governativi, ma appaltatori e fornitori possono rendersi conto dei benefici rivoluzionari che ne derivano. I progetti del tipo Power Africa tendono a essere guidati da multinazionali statunitensi, ma spesso coinvolgono partner africani e una loro caratteristica fondamentale è quella di incoraggiare i governi africani a privatizzare la generazione di elettricità; un esempio significativo è la decisione della Nigeria di cedere la società elettrica statale. Come esempio di un tipo di innovazione promossa dalle riforme, riportiamo il caso di una grande quantità di gas naturale prodotta dai giacimenti nigeriani che è stata bruciata inutilmente nell’atmosfera, tuttavia le modifiche alla regolamentazione del settore energetico hanno indotto una società locale, operante nel settore del petrolio e del gas, a realizzare infrastrutture per il gas da appaltare successivamente ai produttori di energia. Con il passare del tempo, non soltanto i moderni generatori a gas potranno fornire elettricità affidabile a un costo competitivo, ma il gas contribuirà significativamente anche ai ricavi della società petrolifera, un elemento in precedenza trascurabile. Anche i progetti di generazione su micro scala potrebbero teoricamente offrire opportunità nel lungo termine: in fin dei conti, anche la più grande società blue-chip deve cominciare da qualche parte.

Crediamo soprattutto che la disponibilità di elettricità affidabile possa sostenere tassi di crescita economica dinamica in tutta l’Africa, arricchendo potenzialmente la popolazione e creando mercati per nuove imprese di consumo. La Nigeria è uno degli esempi principali del potenziale di questi sviluppi. In Nigeria, molte famiglie a reddito più elevato spendono ogni mese centinaia di dollari per generatori a benzina semplicemente per il funzionamento di frigoriferi e condizionatori. Se queste famiglie potessero disporre di fonti elettriche affidabili e meno costose, si libererebbe un’enorme capacità di spesa in beni voluttuari che potrebbe confluire in risparmi, investimenti o consumi. Lo stesso vale per le grandi e piccole imprese che dipendono in larga misura dalla disponibilità di una fonte di elettricità affidabile per poter svolgere le proprie attività quotidiane; riteniamo che ne potrebbe derivare un impatto positivo sulle società di consumo nonché sui fornitori di servizi finanziari.

                     

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. I titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi e incertezze economiche e politiche. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera.



[1] Fonte: US Energy Information Administration International Energy Statistics, 2014.

[2] Fonte: ©OECD/IEA, 2014, Africa Energy Outlook, A Focus on Energy Prospects in Sub-Saharan Africa, World Energy Outlook special report, IEA Publishing. Licenza http://www.iea.org/t&c/termsandconditions/

[3] Fonte: International Rivers.Org, Grand Inga Dam, DR Congo.

[4] Fonte: Pew Research Global Attitudes Project – Pew Research Center, Washington, D.C.

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