Investire nei Mercati Emergenti

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Mercati Emergenti nell’era digitale

I miei colleghi ed io abbiamo discusso a fondo dell’evoluzione avvenuta in molti mercati emergenti negli ultimi decenni. Abbiamo assistito a cambiamenti radicali, a seguito dei quali i modelli economici spesso monodimensionali del passato hanno ceduto il passo a propulsori di crescita nuovi e diversificati. Quest’evoluzione comprende la rapida adozione di nuove tecnologie e la veloce digitalizzazione delle economie. In quest’articolo Carlos Hardenberg, Senior Vice President & Managing Director, Templeton Emerging Markets Group, esamina ulteriormente l’argomento.

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Analizzando le economie dei mercati emergenti nel loro complesso, abbiamo notato una profonda trasformazione rispetto ai modelli del passato, spesso basati su esportazioni di materie prime. Abbiamo osservato una nuova generazione di società estremamente innovative situate in mercati emergenti passare a servizi e processi di produzione a valore aggiunto più elevato. Riteniamo che questo sia un periodo molto entusiasmante per gli investitori in quest’area.

Il settore tecnologico nei mercati emergenti ci offre molte opportunità interessanti, dall’hardware al software, fino a varie forme di e-commerce ed intrattenimento.

Le auto senza conducente sono un esempio della serie crescente di società nei mercati emergenti. Molti produttori dei componenti e delle infrastrutture necessarie per trasformare le auto senza conducente in realtà si trovano in mercati emergenti, in particolare in Asia. E sono altamente specializzati. Per esempio, sensori, fotocamere, altri componenti leggeri e software per consentire la guida senza conducente sono spesso prodotti in mercati emergenti.

Un altro esempio è rappresentato dalla tecnologia dei cellulari. Circa l’80% dei componenti di un comune cellulare è prodotto nei mercati emergenti, dalla batteria alla fotocamera, alla custodia (si veda l’immagine seguente).

Sappiamo che la tecnologia è entrata praticamente in ogni aspetto della nostra vita, trasformando il nostro modo di comunicare, di fare acquisti, di lavorare e di divertirci. Questo vale per i consumatori di tutto il mondo, anche nelle economie che potrebbero essere considerate meno sviluppate. È stato calcolato che il 40-50% della popolazione mondiale ha accesso ad Internet e che il 70% dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni ne fa uso.[1] Non è passato molto tempo da quando nessuno la usava.

Il numero di utenti Internet è decuplicato dal 1999 al 2013. Il primo miliardo è stato raggiunto nel 2005, il secondo nel 2010 ed il terzo nel 2014.[2] Per quanto riguarda il numero di utenti Internet in tutto il mondo, Cina (21%) ed India (14%) hanno le percentuali maggiori, seguite da Stati Uniti (9%), Giappone (3%) e Germania (2%).[3]

La strategia cinese “Internet Plus”, presentata nel 2015, dimostra il ruolo fondamentale che secondo il governo potrebbero svolgere le imprese online nell’alimentare la prossima fase di crescita economica. La strategia mira ad incrementare la digitalizzazione in tutta l’economia e ad ampliare la presenza delle imprese Internet cinesi in tutto il mondo.

Molti membri di questa nuova generazione di consumatori “digitalizzati” (inclusi quelli nei mercati emergenti) non sono probabilmente mai entrati in una filiale fisica di una banca, non hanno mai usato un telefono allacciato ad un cavo ed acquistano abiti ed altri oggetti online evitando sempre più i negozi tradizionali.

Questa diffusione dell’accesso ad Internet significa maggiori opportunità. Prendiamo per esempio l’Indonesia. Le ricerche dell’International Telecommunications Union hanno rilevato che per ogni aumento dell’1% del tasso di penetrazione di Internet, vi è una riduzione della crescita della disoccupazione dell’8,61%.[4] L’effetto complessivo della banda larga sulla disoccupazione è una combinazione tra creazione di nuovi posti di lavoro e mantenimento di quelli esistenti, che avrebbero altrimenti concorso al tasso di disoccupazione.[5]

A loro volta, i consumatori dispongono di un reddito maggiore da destinare a beni voluttuari e la classe media può acquisire più voce in capitolo. Questo potere di spesa più elevato ha alimentato una cultura più orientata ai consumi, oltre ad opportunità d’investimento nuove e maggiormente diversificate.

Secondo una ricerca McKinsey, qualora l’Indonesia attuasse una digitalizzazione totale, potrebbe conseguire una crescita stimata di 150 miliardi di dollari — il 10% del PIL — entro il 2025.[6] Lo sfruttamento della tecnologia digitale può accrescere la produttività ed ampliare la partecipazione economica in ogni settore. Sebbene l’e-commerce sia in rapida crescita in Indonesia (una delle 10 maggiori economie mondiali per parità di potere d’acquisto), vi sono ancora spazi per ulteriori progressi.

Nel 2013, il Pew Research Center ha condotto un sondaggio intervistando quasi 40.000 persone in 39 paesi diversi, alle quali ha posto questa domanda: I bambini nel suo paese staranno meglio rispetto ai loro genitori?[7] È interessante notare che la stragrande maggioranza degli intervistati nelle economie più avanzate ha risposto “no”. Due terzi degli intervistati negli Stati Uniti hanno risposto no e nemmeno gli intervistati in Gran Bretagna sono risultati molto più ottimisti circa il fatto che i propri figli possano stare meglio di loro.[8]

Per contro, in Cina l’82% degli intervistati prevede che i propri figli staranno meglio, così come il 79% degli intervistati in Brasile.[9] Anche in Cile, Malesia, Venezuela, Indonesia, Filippine, Nigeria, Ghana e Kenya, la maggioranza degli intervistati ritiene che la prossima generazione starà meglio di quella attuale.

Un profilo in evoluzione

Sono cambiati non soltanto i consumatori, ma anche il profilo di come si potrebbe immaginare una società dei mercati emergenti. In passato, queste imprese erano solitamente business model nascenti, piuttosto semplici, con uno spiccato orientamento a favore delle infrastrutture.

Negli ultimi 10 anni, abbiamo osservato un graduale spostamento verso business model sempre più sofisticati. Le società dei mercati emergenti sono riuscite a far affermare i propri marchi, conquistato le proprie nicchie e si sono estese al di là dei propri paesi o regioni, spesso mediante acquisizioni.

Stiamo assistendo allo sviluppo di una nuova generazione di società dei mercati emergenti. In linea di massima, le società dei mercati emergenti hanno anche registrato una robusta generazione di cash flow e miglioramento degli utili. In passato, vi sono stati periodi in cui i bilanci hanno registrato notevoli tensioni a causa del debito in valuta estera. Tali società hanno avuto problemi, soprattutto quando le valute locali sono finite sotto pressione.

Oggi, questi problemi valutari sembrano gestiti molto meglio ed i bilanci societari appaiono molto più robusti. In generale, con il passare del tempo le società dei mercati emergenti hanno ridotto l’indebitamento, risanato i bilanci ed adeguato i business model.

Si tratta ancora di crescita

Una caratteristica in passato – ed ancora oggi – tipica dei mercati emergenti è stata – ed è – l’elevato tasso di crescita. Le economie dei mercati emergenti sono cresciute ad un ritmo significativamente più elevato rispetto a quelle dei mercati sviluppati e prevediamo che questa tendenza sia destinata a continuare.

Nonostante il tasso di crescita più elevato, le valutazioni appaiono generalmente molto più ragionevoli rispetto a quelle dei mercati sviluppati. È possibile investire in molte di queste società ad un prezzo che rappresenta uno sconto significativo rispetto all’esborso richiesto per investire in un’impresa analoga nel mondo sviluppato.

I business model nei mercati emergenti sono diventati molto più sofisticati e robusti rispetto al passato. Siamo estremamente entusiasti delle opportunità che individuiamo oggi nei mercati emergenti e delle potenzialità per il futuro.

Note Informative e Legali

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Nella redazione di questo materiale potrebbero essere stati utilizzati dati provenienti da fonti esterne che non sono stati controllati, validati o verificati in modo indipendente da Franklin Templeton Investments (“FTI”). FTI non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. Prodotti, servizi ed informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FTI e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità ed alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati (oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi) sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano ad un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.

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[1] Fonti: Internet Live Stats, International Telecommunications Union Facts and Figures, 2017.

[2] Fonte: Internet Live Stats, 2017.

[3] Ibid.

[4] Fonte: International Telecommunications Union, “Impact of Broadband on the Economy”, aprile 2012

[5] Ibid.

[6] Fonte: McKinsey & Company, “Unlocking Indonesia’s Digital Opportunity”, ottobre 2016. Non vi è alcuna garanzia che un’eventuale stima, proiezione o previsione si realizzi.

[7] Fonte: Pew Research Center, “Welcome to the Global Middle Class Surge”, luglio 2013.

[8] Ibid.

[9] Ibid.

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