Investire nei Mercati Emergenti

Prospettive

L’impatto della politica statunitense sui mercati emergenti: la strategia commerciale cinese punta sui vicini

I mercati emergenti hanno subito il contraccolpo del sentiment degli investitori a fronte della protratta contesa sul commercio tra Stati Uniti e Cina, che si è esacerbata per mesi, prima di una recente tregua. Chetan Sehgal, Senior Managing Director, Director of Portfolio Management, Franklin Templeton Emerging Markets Equity, ritiene che la reazione sia stata eccessiva e possa creare opportunità per gli investitori. Nella prima parte di questa serie in tre parti, “L’impatto della politica statunitense sui mercati emergenti”, spiega perché l’influenza degli Stati Uniti sui mercati emergenti potrebbe affievolirsi.

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La principale ragione del calo delle azioni dei mercati emergenti è probabilmente da ricondurre alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Riteniamo tuttavia che la reazione del mercato sia stata eccessiva. Sebbene sia certamente difficile prevedere come possa evolversi la situazione, alla luce dei recenti incontri al G20 e dei colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, sembra emergere la sensazione che in futuro possano tenersi ulteriori negoziazioni all’insegna di un atteggiamento più conciliante.

In effetti, il crescente protezionismo statunitense potrebbe agire da stimolo per alcune economie in via di sviluppo e favorire un aumento del numero di accordi commerciali regionali tra i mercati emergenti.

Riteniamo che la Cina possa svolgere un ruolo fondamentale in tale evoluzione.

L’influenza in calo degli Stati Uniti sui mercati emergenti

Nel corso dell’ultimo decennio, la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come maggiore destinazione per le esportazioni dei mercati emergenti.

Ma la natura evolutiva delle relazioni commerciali non è a senso unico. La Cina ha sottratto agli Stati Uniti il ruolo di maggiore esportatore verso il Brasile e la Thailandia. Inoltre, ha sostituito il Giappone come maggiore esportatore verso l’Indonesia.

L’economia cinese è cambiata, orientandosi maggiormente ai consumi. A nostro giudizio, questo cambiamento può aprire la strada alla prosperità per altri mercati emergenti e indurre gli investitori ad avere maggiore fiducia in tali mercati.

L’enorme economia domestica cinese è alimentata da una popolazione di consumatori numerosa e ricca. Ci aspettiamo una crescita della domanda aspirazionale di beni di consumo di valore più elevato, un fenomeno conosciuto come “premiumization”.

La domanda di beni di fascia alta, come arredamento e borse firmate, veicoli di classe superiore e ristorazione raffinata è aumentata a tal punto che la Cina ora rafforza i controlli sulle importazioni personali di beni di lusso da parte di cittadini cinesi che rientrano dall’estero. La Cina è diventata il secondo maggior mercato mondiale per i consumi.

La domanda di beni e servizi dei consumatori cinesi continua ad accelerare sulla scia dell’aumento del reddito delle famiglie, creando opportunità per le imprese legate al consumo. Riteniamo che i consumi potrebbero rappresentare un propulsore di crescita sempre più importante in Cina e in altre economie dei mercati emergenti.

Futuri leader nella crescita dei mercati emergenti

Siamo convinti che l’attuale contesto possa favorire la crescita della produzione di tecnologia nei mercati emergenti al di fuori della Cina.

Negli ultimi sei anni, la Cina si è lentamente allontanata dalla produzione di beni destinati all’esportazione. Le politiche annunciate al XVIII Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese nel 2012 erano state concepite per contribuire a riorientare l’economia da un modello manifatturiero a uno orientato verso i consumi e i servizi.

A nostro giudizio, Vietnam e Malesia potrebbero teoricamente beneficiare di questa situazione. In entrambi i paesi vi sono infrastrutture per i trasporti, che a loro volta favoriscono lo sviluppo di reti logistiche e di spedizione, in grado di sostenere il commercio regionale o internazionale. Rispetto a Cina, Vietnam e Malesia, che tendono ad avere manodopera e costi di produzione più bassi, potrebbero essere predisposti per conquistare una quota più ampia del mercato manifatturiero.

Le grandi società di elettronica vantano già un’ampia presenza in Malesia e tendiamo ad aspettarci un potenziale aumento delle esportazioni di circuiti integrati elettronici, gas naturale liquefatto e sistemi di comunicazione.

La Cina ha inoltre compiuto un passo indietro sul fronte della produzione di abbigliamento destinato all’esportazione. Anche in questo caso, l’imposizione di dazi statunitensi sull’abbigliamento cinese potrebbe creare significative opportunità per produttori a basso costo come India e Vietnam. Le catene di produzione di abbigliamento in questi paesi comprendono già importanti marchi internazionali della moda retail.

Il comportamento della Cina, in quanto maggiore mercato emergente, in una nuova era commerciale e manifatturiera potrebbe avere implicazioni profonde per gli altri mercati emergenti e per l’economia globale in generale. La tesi strutturale per i mercati emergenti si basa ancora su ulteriore crescita, profilo demografico e capacità di conquistare una maggiore quota di mercato del settore manifatturiero globale, che a nostro avviso costituisce uno degli elementi che potrebbero consentire alle economie dei mercati emergenti di superare e teoricamente prosperare in questo periodo.

Nel nostro prossimo post di questa serie su “L’impatto della politica statunitense sui mercati emergenti”, Chetan spiegherà perché l’impatto del rafforzamento del dollaro statunitense sui mercati emergenti dovrebbe essere minore di quanto molti si aspettano.

 

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