Investire nei Mercati Emergenti

Bentornata Grecia nell’universo ad alto potenziale dei mercati emergenti

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MSCI, primaria società internazionale fornitrice di indici, ha confermato a giugno che nella seconda parte di quest’anno la Grecia cesserà di essere classificata tra i “mercati sviluppati”, diventando così il primo paese nella storia a perdere questo status nell’universo MSCI[1]. È da notare che nel 1987, quando sono entrato nel Templeton Emerging Markets Group, la Grecia era annoverata tra i mercati emergenti e sebbene le recenti notizie possano evocare immagini di un peggioramento significativo per le sorti economiche del paese, la spiegazione del declassamento fornita da MSCI è stata in effetti più semplice.

La suddivisione dell’universo azionario MSCI in indici distinti per i mercati “sviluppati”, “emergenti” e “di frontiera“ è stata concepita originariamente per rispecchiare l’ingresso sulla scena mondiale di paesi in fasi di sviluppo economico diverse. Per essere classificato come mercato sviluppato, un paese deve aver registrato per tre anni consecutivi un prodotto nazionale lordo (PNL) pro capite che superi almeno del 25% la soglia fissata dalla Banca Mondiale per l’inserimento nella categoria a “reddito alto” (ossia sviluppato)[2]. Tale PNL equivarrebbe a USD 15.600, dato che la soglia fissata dalla Banca Mondiale per il 2011 (ultimo anno per il quale sono disponibili dati) era pari a USD 12.475. Nonostante vari anni di pesante recessione, il PNL pro capite greco supera ampiamente questo valore[3] e in effetti vari mercati emergenti e di frontiera potrebbero anch’essi soddisfare tale criterio. Il problema per la Grecia non sono stati pertanto i requisiti di sviluppo economico fissati da MSCI per l’inclusione nell’indice, bensì altri importanti fattori legati alla capacità degli investitori internazionali di entrare e operare agevolmente nel mercato.

La tragedia greca

Secondo MSCI, affinché un indice azionario internazionale assolva al suo scopo, gli investitori – inclusi i veicoli a “indici” passivi – devono poter acquistare e vendere le società che lo compongono con un certo grado di facilità e sicurezza[4]. Nella valutazione di ogni paese, MSCI adotta quindi una serie di criteri che comprendono sia requisiti espliciti di liquidità e dimensioni di mercato sia alcuni parametri più soggettivi, ad esempio l’apertura alla proprietà estera, eventuali restrizioni alle operazioni in valuta che potrebbero ostacolare il rimpatrio di fondi e la disponibilità di meccanismi intesi a facilitare la negoziazione. La Grecia non ha superato i test MSCI di dimensioni e accessibilità per l’inserimento nell’indice dei mercati sviluppati a causa del crollo che il suo mercato azionario ha subito a partire dal 2007, che ha portato alcune società di primo piano a quotarsi altrove. Ciò ha lasciato sul mercato greco un numero di titoli liquidi e altamente capitalizzati troppo esiguo per consentire ai grandi investitori di assumere posizioni adeguate. A loro volta, le autorità di borsa greche non sono riuscite a restare al passo con gli sviluppi di altri mercati in materie quali assunzione e concessione in prestito di titoli, vendite allo scoperto e trasferibilità, rendendo così relativamente difficili le negoziazioni sul mercato greco.

Nonostante i problemi che sta vivendo attualmente, a nostro avviso la Grecia offre ancora potenziali opportunità nel lungo periodo. Tuttavia, il semplice fatto che il paese entri nuovamente a far parte dell’universo dei mercati emergenti non significa necessariamente che ci precipiteremo subito ad acquistare titoli greci.  Un aspetto fondamentale della nostra filosofia d’investimento è che non siamo vincolati da considerazioni in termini di ponderazione degli indici e, pur prestando attenzione ai fondamentali macroeconomici di un paese, le nostre decisioni di allocazione si basano essenzialmente sulle prospettive potenziali e sul valore di lungo termine delle singole società. Scorgiamo alcuni deboli segnali indicanti che le gravi turbolenze economiche greche potrebbero essere prossime a un punto di svolta e intendiamo ricercare possibilità di investimenti. L’elemento chiave è ovviamente trovare titoli che soddisfino i nostri criteri di valore.

Inserimento di un nuovo mercato cinese?

Sebbene la riclassificazione della Grecia abbia dominato le prime pagine, l’annuncio probabilmente più importante di MSCI non ha riguardato un cambiamento effettivo, ma una potenziale novità all’orizzonte. Il mercato nazionale cinese delle azioni “A” potrebbe non entrare in un indice MSCI in tempi brevi, ma l’idea che in futuro possa diventare idoneo ha un’importanza potenziale straordinaria, se teniamo conto delle sue enormi dimensioni rispetto ai mercati delle azioni “B” e “H” a negoziazione internazionale.

Le osservazioni di MSCI in merito hanno sottolineato gli enormi ostacoli che continuano a frapporsi all’ingresso del mercato delle azioni “A” nella serie di indici MSCI, in particolare le limitazioni del sistema di quote riservate a “investitori esteri qualificati” intese a consentire l’accesso e parità di condizioni per investitori esteri, le persistenti restrizioni alle operazioni in valuta e l’incertezza in materia di tassazione. Come investitori dovremmo tuttavia essere consapevoli ed entusiasti della prospettiva che un mercato vasto e dinamico possa infine diventare più accessibile.

Potenziali promozioni

Al contempo, MSCI continua a tenere sotto controllo Corea del Sud e Taiwan in vista di una loro promozione allo status di mercati sviluppati. In termini di sviluppo economico e ricchezza di mercato, riteniamo che entrambi i paesi potrebbero agevolmente essere promossi, ma le idiosincrasie nei loro mercati dei cambi e i loro sistemi di identificazione dei titoli preoccupano i grandi investitori istituzionali, impedendo di superare il test di accessibilità al mercato. Se consideriamo quanto le economie di Corea del Sud e Taiwan siano strettamente legate con quelle dei paesi emergenti vicini, la loro presenza negli indici dei mercati emergenti al momento ci appare del tutto logica.

In Medio Oriente, è stata confermata la promozione prevista da tempo di due stati del Golfo Persico, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, da mercati di frontiera a emergenti, mentre i problemi legati all’accessibilità hanno determinato la riclassificazione del Marocco nello status di frontiera.

Dobbiamo ancora una volta sottolineare che nel breve periodo questi sviluppi non sono destinati a comportare variazioni significative nella composizione dei nostri portafogli dei mercati emergenti e di frontiera. Questa mutevolezza contribuisce certamente a rendere interessante la situazione, ma le modifiche alle classi MSCI entreranno in vigore soltanto nel 2014 e, indipendentemente da ciò, i cambiamenti repentini non rientrano di norma nel nostro stile. In ogni caso, siamo indubbiamente soddisfatti di vedere come gli investitori stiano dedicando un’attenzione sempre maggiore a questi mercati dinamici.



[1] Comunicato stampa MSCI dell’11 giugno 2013, “MSCI Announces the Results of the 2013 Annual Market Classification Review” (MSCI annuncia i risultati dell’esame annuale delle classificazioni dei mercati per il 2013). Tutti i dati MSCI sono forniti “come sono”. MSCI disconosce qualunque dichiarazione o garanzia implicita o espressa e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati. I dati MSCI non possono essere ulteriormente ridistribuiti o utilizzati come base per altri indici o qualunque tipo di titolo o prodotto finanziario. Questa relazione non è stata approvata, esaminata o prodotta da MSCI. La performance del passato non è indice di risultati futuri. Indici non gestiti. Non è possibile investire direttamente in un indice.

[2] MSCI Global Market Accessibility Review June 2013, MSCI Market Classification Framework.

[3] Indicatori di sviluppo secondo la Banca Mondiale © 2013 The World Bank Group, Tutti i diritti riservati.

[4] Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice.

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