Investire nei Mercati Emergenti

I dividendi sono importanti

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I titoli dei mercati emergenti sono frequentemente considerati investimenti puri nella crescita e molti probabilmente non prestano la dovuta attenzione a un altro potenziale beneficio offerto a chi investe in questi mercati: i dividendi. Un periodo prolungato di politiche monetarie accomodanti in numerose nazioni sviluppate (in particolare gli Stati Uniti) ha spinto gli investitori a cercare alternative al tradizionale investimento obbligazionario, quali i titoli che distribuiscono dividendi. Molti investitori probabilmente non si rendono conto che i dividendi non sono un fenomeno limitato ai mercati sviluppati. In realtà, la capacità storica di una società di ripagare gli azionisti con la distribuzione di dividendi è un elemento importante per noi che selezioniamo titoli per i nostri portafogli dei mercati emergenti.

Sono state formulate numerose ipotesi in merito non solo alle possibili date di conclusione del programma di allentamento quantitativo della Fed, ormai in atto da tempo, ma anche alla possibile tempistica di un eventuale rialzo dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA e di altri investimenti a reddito fisso. Se i rendimenti iniziano a salire, un investitore potrebbe chiedersi: “ma i dividendi contano davvero?” Noi pensiamo di sì, per vari motivi.

Non vi sono ancora certezze sui tempi effettivi di conclusione del programma di allentamento quantitativo della Fed, e anche una sua eventuale conclusione non implicherebbe necessariamente un rialzo dei tassi da parte della banca centrale americana. I responsabili della politica della Fed hanno affermato che il punto focale della loro attenzione è l’occupazione, e quindi fino a che non sarà migliorato il mercato del lavoro è improbabile che si debba assistere a un brusco arresto delle misure di allentamento quantitativo. Va inoltre considerato dove si trovi attualmente tutta la liquidità immessa finora nel sistema dalla Fed. A nostro giudizio, le banche hanno rafforzato le proprie posizioni patrimoniali e acquistato titoli del Tesoro e ora sembrano più propense a concedere prestiti. Tale liquidità dovrebbe in ultima analisi confluire sui titoli azionari e riteniamo che sia questo uno degli elementi che nel 2013 hanno contribuito a sospingere il mercato statunitense a nuovi massimi. Gli effetti delle politiche monetarie non sono immediati; di conseguenza, il sistema può già contare su un’abbondante liquidità, anche se dovesse prosciugarsi quella erogata dalla Fed.

Il Giappone ha inoltre varato quest’anno un programma di allentamento quantitativo da USD 2 trilioni e per il prossimo anno ne prevede un altro da USD 2,7 trilioni. I paesi europei sono a loro volta concentrati sulle misure di stimolo per le proprie economie. Il tasso primario d’interesse a breve della Banca Centrale Europea è attualmente inferiore all’1,0%. Di conseguenza, con i rendimenti dei titoli di stato di molti paesi prossimi a zero penso che le azioni che distribuiscono dividendi siano interessanti.

La storia dei dividendi

I dividendi sono molto importanti, non solo per la soddisfazione essi procurano agli investitori. Riteniamo infatti che essi possano essere un valido indicatore di una buona corporate governance. In passato, la maggior parte delle società dei mercati emergenti preferiva reinvestire gli utili nell’attività aziendale, anziché distribuirli agli azionisti. Oggi invece un numero crescente di aziende propende per la distribuzione dei dividendi e noi riteniamo positiva quest’evoluzione. Il fatto che una società possa contemporaneamente distribuire dividendi agli azionisti e disporre ancora di liquidità sufficiente a consentirle di espandersi ed effettuare i necessari investimenti di capitale è a nostro avviso estremamente positivo. Individuiamo società con storie di distribuzioni di dividendi che giudichiamo particolarmente interessanti. Un management team attento agli interessi degli azionisti avrà a nostro avviso maggiori probabilità di successo.

La storia dei dividendi nei mercati emergenti è legata in certi casi a disposizioni di legge e fattori politici. In Brasile, le società sono tenute per legge a distribuire almeno il 25% degli utili netti sotto forma di dividendi e numerose aziende distribuiscono in realtà dividendi superiori. Inoltre, i governi che si disfano di imprese controllate privatizzandole continuano a volte a detenere consistenti pacchetti azionari e beneficiano direttamente della distribuzione di dividendi. I dividendi costituiscono generalmente un segnale positivo per gli azionisti, che attira gli investitori esteri. È importante tuttavia sottolineare che una società con una corporate governance mediocre in altre aree o un business model inadeguato non può migliorare la propria immagine unicamente perseguendo una politica orientata ai dividendi, ma deve necessariamente avere anche ottime prospettive e generare risultati. Dedichiamo molto tempo a compiere ricerche approfondite su ogni società in cui investiamo e riteniamo che in quest’area un approccio attivo alla gestione degli investimenti aggiungere valore.

Nel primo semestre del 2013, si stima che le società dei mercati emergenti abbiano distribuito sotto forma di dividendi il 30 – 35% degli utili[1]. In alcuni paesi, i rapporti di distribuzione sono naturalmente più elevati, mentre in altri sono più bassi.

Il rendimento azionario medio[2], che rappresenta il rapporto tra dividendi e quotazione azionaria, si aggira attualmente intorno al 2,8% per i titoli azionari dei mercati emergenti.[3]

Nuove opportunità in Asia 

I mercati emergenti asiatici rappresentano un universo particolarmente interessante di società con una tradizione di distribuzione dei dividendi. Secondo la nostra ricerca, in Asia (esclusi Giappone, Nuova Zelanda e Australia) vi sono oltre 18.000 società attivamente quotate, e tra queste quasi 9.000 hanno distribuito dividendi negli ultimi 12 mesi, molte volte con un rendimento uguale o superiore al 3%. In questa regione, i settori a nostro avviso particolarmente interessanti sono il gioco, le telecomunicazioni, le banche e il settore immobiliare. Ovviamente, ciò non significa che investiremo in tutte queste aziende. Preferiamo infatti una storia di distribuzioni di dividendi regolari e costanti anziché forti fluttuazioni e siamo molto attenti nella scelta dei titoli migliori. Inoltre, quando elaboriamo le nostre previsioni di lungo termine, dobbiamo anche analizzare molti altri fattori legati alla situazione finanziaria di una società.

Negli ultimi mesi, gli investitori sono apparsi più prudenti nei confronti dei mercati asiatici, che a nostro avviso conservano comunque potenzialità. Pur ammettendo un certo grado di incertezza in merito ai tassi di crescita in Asia, vari analisti prevedono che il PIL asiatico crescerà a un ritmo più elevato di quello dei mercati sviluppati. Inoltre, i governi di vari paesi asiatici stanno attuando riforme di mercato. La Cina è il caso più rilevante, con misure volte a liberalizzare parzialmente i mercati bancario ed energetico, sostenute dalle prime iniziative di riforma del sistema di registrazione del nucleo familiare “hukou”, giudicato un ostacolo all’urbanizzazione e allo sviluppo di una forte economia dei consumi.

Pur essendo un sintomo del nervosismo degli investitori, la debolezza delle valute di vari mercati asiatici contribuisce anch’essa ad accrescere la competitività delle imprese esportatrici della regione. Nonostante tali sviluppi positivi e quello che consideriamo come un potenziale di forte crescita della redditività societaria nel lungo termine, le attuali valutazioni azionarie in Asia sono in molti casi arretrate rispetto a quelle dei titoli azionari globali. I nostri parametri di ricerca dei fondamentali titolo per titolo continuano a indicare la presenza di numerose opportunità d’investimento potenzialmente interessanti nella regione.

Un luogo per i dividendi

Sappiamo che molti investitori sono alla ricerca di investimenti che generano reddito allo scopo di conseguire un obiettivo specifico o finanziare le loro esigenze pensionistiche. I dividendi possono svolgere un ruolo importante a tal fine. È interessante notare che il Sondaggio 2013 sugli Investitori Globali ha evidenziato come oltre la metà degli intervistati in tutto il mondo abbia ritenuto di poter conseguire i propri obiettivi di lungo termine senza investire in titoli azionari[4]. Alla luce dei bassi rendimenti attuali di numerosi investimenti obbligazionari tradizionali, non ne sono così certo. Pensiamo che la storia dei dividendi rimanga un elemento interessante. 



[1] Fonte: FactSet. © 2013 FactSet Research Systems Inc. Tutti i diritti riservati. Le informazioni qui contenute: (1) sono proprietà esclusiva di FactSet Research Systems Inc. e/o dei suoi fornitori di contenuti; (2) non possono essere copiate o distribuite e (3) non sono coperte da alcuna garanzia di accuratezza, completezza o tempestività. FactSet Research Systems Inc. e i suoi fornitori di contenuti non sono in alcun caso responsabili di danni o perdite derivanti dall’utilizzo di tali informazioni. Fonte: S&P Index Data Services. Copyright © 2013, S&P Dow Jones Indices LLC. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione di S&P Index Data Services in ogni forma, salvo in caso di previa autorizzazione scritta di S&P. S&P non garantisce l’accuratezza, l’adeguatezza, la completezza o la disponibilità di alcun genere di informazioni e non è responsabile di errori od omissioni (indipendentemente dalla causa) né dei risultati derivanti dall’utilizzo di tali informazioni. S&P DISCONOSCE QUALSIVOGLIA GARANZIA ESPLICITA O IMPLICITA INCLUSE, IN VIA NON LIMITATIVA, EVENTUALI GARANZIE DI COMMERCIABILITÀ O IDONEITÀ A UNO SCOPO O UTILIZZO PARTICOLARE. S&P non sarà in alcun caso responsabile di danni diretti, indiretti, speciali o consequenziali, costi, spese, parcelle legali o perdite (inclusi mancati utili o perdita di utili e costi di opportunità) in relazione all’utilizzo di S&P Index Data Services da parte di abbonati o altri. Fonte: © Morgan Stanley Capital Index (MSCI). MSCI disconosce qualunque dichiarazione o garanzia implicita o espressa e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati. I dati MSCI non possono essere ulteriormente ridistribuiti o utilizzati come base per altri indici o qualunque tipo di titolo o prodotto finanziario. Questa relazione non è stata approvata, esaminata o prodotta da MSCI. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. La performance del passato non costituisce una garanzia indice di risultati futuri.

 

[2] Il dato relativo ai rendimenti è fornito a titolo puramente illustrativo e non deve essere ritenuto un indicatore del reddito che può essere percepito da un investimento. La performance passata non è garanzia di risultati futuri.

 

[3] A luglio 2013. Fonte: © 2013 FactSet Research Systems Inc. Tutti i diritti riservati. Le informazioni qui contenute: (1) sono proprietà esclusiva di FactSet Research Systems Inc. e/o dei suoi fornitori di contenuti; (2) non possono essere copiate o distribuite e (3) non sono coperte da alcuna garanzia di accuratezza, completezza o tempestività. FactSet Research Systems Inc. e i suoi fornitori di contenuti non sono in alcun caso responsabili di danni o perdite derivanti dall’utilizzo di tali informazioni. La performance del passato non costituisce una garanzia indice di risultati futuri. Fonte: © Morgan Stanley Capital Index (MSCI). MSCI disconosce qualunque dichiarazione o garanzia implicita o espressa e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati. I dati MSCI non possono essere ulteriormente ridistribuiti o utilizzati come base per altri indici o qualunque tipo di titolo o prodotto finanziario. Questa relazione non è stata approvata, esaminata o prodotta da MSCI. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. La performance del passato non costituisce una garanzia indice di risultati futuri.

 

[4] Fonte: 2013 Sondaggio “Franklin Templeton Global Investor Sentiment”: condotto in collaborazione con ORC International. Comprende 501 risposte online fornite da partecipanti di età uguale o superiore a 25 anni, negli Stati Uniti, tra il 14 gennaio 2013 e il 25 gennaio 2013.

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