Investire nei Mercati Emergenti

Evoluzione delle società incluse nel “Fortune Global”

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La maggior parte degli investitori, e in particolare quelli che vivono nei paesi sviluppati, probabilmente non si sta rendendo conto dell’influenza esercitata dai mercati emergenti sull’economia globale; e non mi riferisco soltanto alla Cina o ai governi. Il numero delle grandi società con sede nei mercati emergenti è in crescita continua, e a mio avviso la tendenza è destinata a continuare. Inoltre, sono sempre più numerose le imprese situate nei mercati emergenti che stanno scalando le classifiche delle più grandi società mondiali. Qualcuno potrebbe infatti essere sorpreso dalla constatazione che alcune delle maggiori offerte pubbliche iniziali (IPO) siano state condotte nei mercati emergenti. 

Ho letto recentemente un’interessante relazione del McKinsey Global Institute secondo la quale vi sono buone probabilità che la percentuale delle società appartenenti al Fortune Global 500 e che operano nelle economie dei mercati emergenti salga ad oltre il 45% entro il 2025, rispetto al 5% del 2000[1] . Attualmente, tre quarti delle 8.000 società mondiali con un fatturato annuale uguale o superiore a 1 miliardo di dollari hanno sede nelle economie sviluppate. Secondo la relazione, altre 7.000 società di tutto il mondo, di cui verosimilmente il 70% nei mercati emergenti, potrebbero comunque raggiungere tali dimensioni entro poco più di un decennio[2]. È un cambiamento piuttosto radicale nel quadro del potere societario globale, e ritengo che gli investitori sbaglierebbero a ignorare le interessanti ripercussioni che comporterebbe.

Negli ultimi anni sono aumentate le IPO nei mercati emergenti e, di pari passo, anche le opportunità per gli investitori globali, sebbene la pausa protratta sul fronte delle nuove emissioni ne abbia bloccato quest’anno il mercato nella Cina continentale. L’IPO più importante nella prima metà del 2013, con cui sono stati raccolti 5 miliardi di dollari, non ha avuto luogo in un mercato sviluppato come gli Stati Uniti, il Regno Unito o Singapore, bensì in Brasile. I titoli azionari dei mercati emergenti costituiscono una percentuale della capitalizzazione di mercato mondiale più elevata di quanto non si creda generalmente, e rappresentano circa il 35% del mercato complessivo[3]. A mio avviso molti investitori che non ampliano i propri orizzonti d’investimento e non riconoscono queste tendenze perdono opportunità d’investimento interessanti.

 

Protagonisti emergenti nell’area delle fusioni e acquisizioni in tutto il mondo

Le crisi finanziarie e del debito negli Stati Uniti e in Europa, iniziate nel 2008-2009, hanno consentito ai mercati emergenti di sfruttare nuove opportunità sul fronte delle fusioni e acquisizioni (M&A). A seguito di queste crisi, infatti, gran parte della ripresa negli Stati Uniti e in Europa è stata finanziata mediante la spesa in disavanzo e il debito sovrano e ciò continua a costituire motivo di preoccupazione in tali regioni. Per contro, numerosi mercati emergenti hanno evidenziato una situazione fiscale decisamente migliore, grazie alle lezioni imparate da crisi già superate precedentemente. Generalmente i livelli di riserve in valuta estera dei mercati emergenti sono superiori a quelli delle economie dei mercati sviluppati e pertanto non devono contrarre ulteriori debiti per stimolare le proprie economie. Ricche di liquidità e decise a conquistare quote di mercato e acquisire le ultime tecnologie, molte società dei mercati emergenti hanno effettuato acquisti chiave, rilevando da case automobilistiche a sale cinematografiche. Non sorprende che la Cina stia cercando di appropriarsi di un certo controllo soprattutto sul settore petrolifero e del gas. Le stime di crescita della sua economia fanno prevedere un aumento dei consumi di carburante e negli ultimi anni i leader cinesi ne hanno preso atto operando certe acquisizioni fondamentali nell’area dell’energia. Il grafico seguente illustra dove ha investito la Cina.

In termini di attività M&A, le società dei mercati emergenti godono spesso del supporto governativo e si trovano quindi in una situazione più vantaggiosa rispetto a quelle dei mercati sviluppati. Molti di questi nuovi potenziali protagonisti globali sono in grado di fornire prodotti di qualità a costi inferiori. Il numero totale delle operazioni con cui le società dei mercati emergenti hanno acquisito aziende dei paesi sviluppati è in continuo aumento. Nel periodo dal 1997 al 2003, la percentuale di società con sede nei mercati emergenti che hanno effettuato investimenti internazionali mediante operazioni di M&A è stata pari al 4% di tutti gli investimenti in questo settore M&A, mentre dal 2004 al 2010 è salita al 17% del totale mondiale[4]. Nel 2011, circa il 20% delle acquisizioni di maggioranza (vale a dire richiedenti una partecipazione di maggioranza in una società) nei paesi sviluppati ed emergenti è stato iniziato da società dei mercati emergenti. Sebbene quest’anno l’attività di M&A sia stata modesta, prevedo che possa continuare una tendenza rialzista, i cui protagonisti principali continueranno con tutta probabilità ad essere le società dei mercati emergenti. 

Man mano che nei mercati emergenti cresce il potere societario globale, città che oggi molti investitori non riuscirebbero nemmeno a identificare su una carta geografica potrebbero diventare i centri degli investimenti del futuro. Tale espansione potrebbe a sua volta creare un maggior numero di posti di lavoro, un incremento dei redditi e una serie di altri vantaggi a favore di tali aree.

Progressi tecnologici

Tutta quest’attività ha anche impresso un notevole balzo in avanti ai progressi tecnologici in alcune economie emergenti, che stanno adottando i progressi più recenti della tecnologia provenienti dai paesi sviluppati, ma a un ritmo più rapido. Per esempio, sul finire degli anni Novanta in Kenya meno del 3% delle famiglie locali aveva un telefono, mentre alla fine del 2011 il 93% possedeva un cellulare[5]. Analogamente, molti consumatori in questo paese non avevano un conto bancario e le filiali delle banche erano poche e difficilmente raggiungibili. La diffusione del mobile banking ha tuttavia drasticamente ridotto la necessità di sviluppare un’ampia rete fisica di filiali bancarie. Il sistema M-PESA, introdotto nel 2007, è oggi probabilmente il sistema di pagamento mobile più sviluppato del mondo, e questo concetto si sta rapidamente diffondendo in altri paesi. “M” sta per “mobile”, mentre “pesa” in swahili significa “denaro.” Questo servizio di microfinanziamento e trasferimento di denaro via telefono è stata una vera rivoluzione per le operazioni finanziarie e oggi circa il 73% dei cittadini del Kenya usufruisce dei servizi di pagamento mobile[6]. Il denaro può essere trasferito o prelevato utilizzando un codice e con questo sistema in Kenya si può pagare anche il taxi.

Ritengo che sviluppi di questo tipo siano semplicemente stupefacenti e si traducano in una maggiore produttività, che naturalmente favorisce la crescita economica. In linea di massima, una crescita economica più forte in un paese è positiva anche per le società locali. A mio avviso, i paesi che procedono sulla strada giusta favoriscono lo sviluppo e la crescita dell’impresa privata. Il nostro team è entusiasta di assistere alla nascita e alla crescita di queste società dei mercati emergenti potenzialmente destinate a entrare nel Fortune 500 del futuro.

Come diceva Sir John Templeton “se cerchi in tutto il mondo, troverai occasioni più numerose e migliori piuttosto che analizzare una sola nazione”.



[1] Fonte: McKinsey Global Institute, “Urban World: The Shifting Global Business Landscape,” ottobre 2013. http://www.mckinsey.com/insights/urbanization/urban_world_the_shifting_global_business_landscape

[2] Ibid.

[3] Al 31 dicembre 2011. Fonti: Bloomberg LLP, FactSet. © 2013 FactSet Research Systems Inc. Tutti i diritti riservati. Le informazioni qui contenute: (1) sono proprietà esclusiva di FactSet Research Systems Inc. e/o dei suoi fornitori di contenuti; (2) non possono essere copiate o distribuite e (3) non sono coperte da alcuna garanzia di accuratezza, completezza o tempestività. FactSet Research Systems Inc. e i suoi fornitori di contenuti non sono in alcun caso responsabili di danni o perdite derivanti dall’utilizzo di tali informazioni. La performance del passato non costituisce una garanzia di risultati futuri.

[4] “World Bank: 2011. Global Development Horizons 2011 : “Multipolarity – The New Global Economy.” © World Bank. https://openknowledge.worldbank.org/handle/10986/2313 License: CC BY 3.0 Unported

[5] Demombynes, Gabriel; Thegeya, Aaron. 2012. “Kenya’s Mobile Revolution and the Promise of Mobile Savings.” © World Bank. https://openknowledge.worldbank.org/handle/10986/3275 License: Creative Commons Attribution CC BY 3.0.

[6] Ibid.

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