Investire nei Mercati Emergenti

Emirati Arabi Uniti: il melting pot dei mercati emergenti

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La regione investibile Medio Oriente/Nord Africa, conosciuta come “MENA”, comprende 11 paesi diversi, che vanno dall’Oman al Marocco oltre a Bahrain, Egitto, Giordania, Kuwait, Libano, Qatar, Arabia Saudita, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Di recente ho avuto il piacere di ritornare a Dubai, l’affascinante e cosmopolita città più importante degli EAU, abitata da una popolazione eterogenea proveniente da tutto il mondo. Sebbene nell’ultimo paio d’anni certi paesi MENA siano stati gravati da problematiche geopolitiche, gli EAU hanno attirato l’interesse degli investitori grazie alla loro relativa stabilità rispetto ad altri mercati di frontiera della regione e alle loro prospettive economiche generalmente soddisfacenti. Gli EAU rappresentano una destinazione attraente per gli investimenti e dimostrano che non si può attribuire una stessa connotazione a tutti i paesi della regione.

Negli EAU tutto è in piena crescita ed evoluzione, non soltanto i grattacieli che svettano dalle sabbie del deserto. MSCI, società fornitrice di indici, ha già annunciato che gli EAU (insieme con il Qatar) sarebbero stati promossi da mercati di frontiera a mercati emergenti a partire da maggio di quest’anno. Il beneficio potenzialmente più significativo di questa riclassificazione è probabilmente la maggiore fiducia che potrebbe infondere negli investitori. A sua volta, ciò potrebbe a nostro avviso incrementare gli afflussi nel portafoglio, grazie all’ingresso di investitori istituzionali esteri e alle operazioni degli investitori passivi, o che replicano l’indice. La prospettiva di ulteriore liquidità potrebbe stimolare i responsabili politici a continuare a riformare i rispettivi mercati, come sta già avvenendo. Tra le riforme in discussione vi è la possibile fusione delle due borse valori degli EAU: Abu Dhabi Securities Exchange Market (ADX) e Dubai Financial Market (DFM).

Penso che il futuro degli EAU appaia brillante per varie motivi. Per quanto concerne la facilità di fare affari, gli EAU sono uno dei paesi migliori della regione; l’indice 2014 della Banca Mondiale classifica infatti gli EAU al 23° posto su 189 paesi[1]. Gli EAU fanno parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), insieme con Bahrain, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait, un gruppo che ritengo potrebbe sorprenderci in termini di tassi di crescita in futuro. Per il 2014, il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del PIL del 3,9% per gli EAU[2]. Le aliquote fiscali sono generalmente basse nel GCC e gli EAU a tale proposito sono esemplari. A Dubai, le imposte sul reddito sono pari a zero e gli utili non sono assoggettati ad alcuna tassazione, rendendo gli investimenti molto interessanti non soltanto per i privati ma anche per le società. Le valute di tutti questi paesi sono ancorate al dollaro statunitense, eccetto quella del Kuwait, che è ancorata a un paniere o gruppo di valute; di conseguenza, l’impatto esercitato su queste valute dal rallentamento o dalla cessazione del programma di acquisto di asset attuato da tempo dalla Federal Reserve dovrebbe essere minore rispetto alle ripercussioni subite da certi altri mercati emergenti. Dubai si è anche prefissa di diventare un centro globale per la finanza islamica, che prevede veicoli d’investimento conformi alla Sharia. Ritengo che quest’evoluzione sia soltanto nelle fasi iniziali, poiché questi prodotti sono oggetto di notevole interesse in tutto il mondo.

Il boom immobiliare di Dubai

Dopo il boom del 2008 e il crollo del 2009, il mercato immobiliare di Dubai si è ripreso. I progetti stanno aumentando parallelamente ai prezzi degli immobili: nel terzo trimestre del 2013, i prezzi delle case a Dubai sono infatti saliti del 21% su base annua, dopo i rialzi del 18% messi a segno sia nel primo che nel secondo trimestre[3]. Il mercato immobiliare di Dubai è sulla strada di una bolla? Sebbene questo timore non sia infondato, al momento rilevo ancora una buona domanda, considerando il numero crescente in cui stanno convergendo a Dubai gli investitori dall’Arabia Saudita, Iran, Egitto, India, Pakistan e altre parti del Medio Oriente e del mondo. Il governo è consapevole della possibilità di una bolla ed è pertanto prudente. Rispetto al 2008, il mercato immobiliare di Dubai appare oggi più solido, grazie anche alle misure messe in atto per limitare la speculazione, incluse le restrizioni ai mutui ipotecari. La maggior parte degli acquisti nel periodo precedente il crollo era condotta con finanziamenti bancari e riguardava progetti in corso, non edifici completati. Attualmente, la maggioranza delle operazioni avviene in contanti e gli appartamenti sono completati e pronti per la consegna. Chi sono gli acquirenti? I più importanti provengono da altri paesi GCC, come dimostrano le targhe delle automobili parcheggiate davanti ai centri commerciali e in altri luoghi d’interesse di Dubai. Nella classifica dei maggiori acquirenti immobiliari, dopo quelli del GCC troviamo i gruppi provenienti dal subcontinente asiatico, ossia India e Pakistan, seguiti da Giordania, Libano e Siria, insieme ad egiziani e nordafricani. Anche russi e iraniani investono e pure i cinesi sono diventati grossi acquirenti immobiliari a Dubai.

Attualmente la popolazione permanente degli EAU è di circa nove milioni di persone, due dei quali residenti a Dubai. Tuttavia, nella sola Dubai arrivano ogni anno 11 milioni di visitatori, e i residenti permanenti rappresentano quindi una minoranza. In questa città vivono persone di centinaia di diverse nazionalità. Cenando a un ristorante francese, il mio team e io abbiamo scoperto che il cameriere che ci serviva era della Guinea, ma cresciuto in Francia. In altri locali, abbiamo incontrato lavoratori provenienti da Uzbekistan, Russia, Brasile e Ucraina. L’addetto del centro benessere del nostro albergo era indiano. Ecco cos’è Dubai oggi: una città veramente cosmopolita che attira persone da ogni parte del mondo e una costante fonte di nuova ispirazione ogni volta che la visito.

Dubai, una finestra sul mondo

Mentre il mio team e io eravamo a Dubai, è stato annunciato con grande risonanza che la città aveva vinto la gara per ospitare il 2020 World Expo, battendo concorrenti come la turca Izmir, la brasiliana San Paolo e la russa Yekaterinburg. Ho sentito un enorme fragore e sono corso all’aperto, vedendo così un’esplosione di fuochi pirotecnici avvolgere il Burj Khalifa, il grattacielo più alto e – a mio giudizio – più bello del mondo. L’edificio è stato avvolto da una miriade di fuochi che si propagavano da un piano all’altro fino a ricoprirlo completamente, uno spettacolo davvero incredibile! Alla fine tutto il grattacielo si è quindi illuminato di blu, il colore simbolo del tema dell’Expo di Dubai. Questa città sta destinando una notevole mole di impegno e risorse per trasformare l’evento in un grande richiamo per i visitatori da tutto il mondo.

La notte di San Silvestro, il grattacielo ha fatto il suo ingresso nel 2014 con uno spettacolo di fuochi d’artificio ancora più straordinario, che ha richiamato visitatori di ogni parte del mondo e affascinato il pubblico anche più numeroso che l’ha seguito in televisione da tutto il mondo.

Penso che questo melting pot globale conosciuto come Dubai sia destinato ad accogliere un numero crescente di visitatori e investitori, a mano a mano che cresce la sua importanza nel panorama mondiale futuro.

 

 


[1] Fonte: “World Bank: 2013. Doing Business 2014: Understanding Regulations for Small and Medium-Size Enterprises. Washington, DC: World Bank Group. DOI: 10.1596/978-0-8213-9984-2. License: Creative Commons Attribution CC BY 3.0

[2] Fonte: IMF World Economic Outlook, October 2013. Copyright © 2013. By International Monetary Fund. Tutti i diritti riservati.

[3] Fonte: Global Property Guide, December 16, 2013.


[A1]“A Dubai, EAU, con il Burj Khalifa sullo sfondo”

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