Investire nei Mercati Emergenti

Abituarsi alla volatilità

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Nelle ultime settimane, i mercati sono stati caratterizzati da una volatilità significativa che ha spaventato alcuni investitori, mentre per noi ormai è diventata piuttosto abituale. Negli ultimi 20 anni, i mercati (non soltanto quelli emergenti) sono generalmente divenuti molto più volatili a causa dei massicci flussi di capitali movimentati non solo da investitori istituzionali e fondi comuni long-only, ma anche da hedge fund e negoziazioni molto frequenti. Consideriamo queste vendite massicce come potenziali opportunità per cogliere occasioni su alcuni titoli laddove i prezzi scendano effettivamente a livelli sufficientemente bassi da suscitare il nostro interesse. Abbiamo tuttavia riscontrato che in passato queste fluttuazioni sono state tendenzialmente di breve durata.

Per gli investitori di breve termine, le vendite massicce come quelle che abbiamo di recente osservato sui mercati possono essere molto preoccupanti; è per questo motivo che assisteremo in una certa misura a qualche veloce deflusso da asset considerati rischiosi, compresi i titoli azionari dei mercati emergenti. Ritengo però che la maggior parte degli investitori di lungo termine si renda conto della necessità di riflettere bene prima di passare all’azione, dal momento che le riprese possono arrivare con estrema rapidità e a quel momento potrebbe essere difficile rientrare in gioco. Per quanto riguarda i mercati emergenti, a mio avviso il dato di fatto è che le opportunità d’investimento nel lungo periodo non sono cambiate drasticamente e non credo che siano destinate a cambiare fino a che permangono questi tre temi: i tassi di crescita economica dei mercati emergenti continuano generalmente a essere almeno tre volte più elevati di quelli dei mercati sviluppati; i mercati emergenti vantano riserve valutarie decisamente maggiori rispetto ai mercati sviluppati e i rapporti debito/PIL dei paesi emergenti rimangono generalmente di gran lunga inferiori a quelli dei mercati sviluppati. Considerando la quantità e la varietà dei mercati emergenti, vi sono naturalmente valori estremi accentuati, ma i suddetti fattori fondamentali dovrebbero essere di buon auspicio per le prospettive di lungo termine dei mercati emergenti.
Alla Templeton abbiamo continuamente ribadito la nostra fiducia nella filosofia orientata al valore, acquistando spesso i titoli nelle fasi in cui gli altri investitori erano pessimisti, una cosa non facile. Negli ultimi mesi i mercati emergenti sono stati considerati con un forte pessimismo. Questi periodi di volatilità non rappresentano certo una novità per noi e non intaccano la nostra fiducia nel potenziale offerto da questi mercati sul lungo periodo. Riteniamo che gli ultimi cali siano stati eccessivi e sostanzialmente basati su un panico irrazionale degli investitori, pertanto abbiamo sfruttato questa recente fase negativa come un’opportunità per cercare occasioni per i nostri portafogli. Crediamo che al momento le valutazioni di molti titoli dei mercati emergenti e di frontiera siano particolarmente interessanti.

Riflessioni su Cina e Argentina

La Cina e l’Argentina sono stati citati come due mercati che hanno svolto un ruolo importante nel panico scatenatosi su ampia scala nei mercati emergenti, e vorrei concentrare la mia analisi su questi due paesi.

Sulla scia di alcuni recenti dati economici deludenti, stanno nuovamente emergendo preoccupazioni per il ritmo di crescita in Cina. A mio giudizio, coloro che criticano il governo cinese sono alla disperata ricerca di qualcosa di sbagliato in Cina e si sono convinti che la crescita cinese stia rallentando. In realtà, la Cina sta ancora crescendo a un ritmo molto elevato e se quest’anno riuscirà a raggiungere un tasso di crescita nell’ordine del 6% – 8%, sarà un evento incredibile per un’economia di quelle dimensioni. Stati Uniti, Giappone e altri importanti paesi sviluppati sono infatti ben lontani da tassi di crescita del genere. A mano a mano che l’economia cinese cresce e si trasforma, non possiamo aspettarci i tassi di crescita a due cifre del passato. Vi sarà una decelerazione, che è comunque nell’ordine delle cose. In termini monetari, l’aumento del prodotto interno lordo cinese in dollari statunitensi è estremamente elevato e la Cina sta lanciando numerose riforme importanti a mano a mano che passa a un modello economico fondato maggiormente sui consumi interni.

Per quanto riguarda l’Argentina, in questa fase il governo ha riconosciuto che esiste un problema di competitività per il peso (ARS) al tasso di cambio (FX) ufficiale e, dopo aver subito un calo delle riserve pari a circa USD 20 miliardi, ha deciso di adottare contromisure, svalutando la moneta e allentando le restrizioni all’acquisto di dollari statunitensi per la prima volta da quando sono stati istituiti i controlli valutari, nel novembre 2011. Nella settimana dal 20 al 27 gennaio il tasso di cambio ufficiale è salito da ARS 6,8 / USD ad ARS 8 / USD, ma è ancora lontano dal tasso del dollaro statunitense sul mercato nero parallelo a scambi limitati, conosciuto come tasso “dollaro blu”, che è pari ad ARS 13 / USD. Il problema è che ci sono troppi ARS alla caccia di (che desiderano acquistare) USD agli attuali tassi d’interesse argentini (20%). Da quando il Presidente Cristina Kirchner ha ripreso in pieno le funzioni del suo ruolo istituzionale, dopo essersi sottoposta a un delicato intervento chirurgico, ed è stato effettuato un cambiamento nel gabinetto, da lei approvato, il governo argentino ha perso USD 2 miliardi di riserve.

Ritengo che vi siano parecchie domande a cui è necessario dare una risposta. Una riguarda il rischio di attuazione di una svalutazione; pur ritenendo che essa sia necessaria, non siamo completamente convinti del modo in cui il governo la sta affrontando. A nostro avviso, uno degli obiettivi dei responsabili politici deve essere l’abolizione delle restrizioni ai capitali al fine di incoraggiare gli investimenti in dollari nel paese. Le riserve sono oggetto di notevoli pressioni e non credo che ciò sia tollerabile da parte del governo, a meno che non riesca a convincere gli investitori a mantenere gli ARS. Con il tasso di cambio parallelo intorno ad ARS 13/USD e i tassi d’interesse al 20%, il tasso ufficiale dovrebbe a nostro giudizio essere più vicino ad ARS 10 / USD. Se si permettesse ai tassi d’interesse di raggiungere il 40%, crediamo che il tasso ufficiale dovrebbe aggirarsi intorno ad ARS 9 / USD, un livello non distante da quello attuale.

Se il governo non consente il rialzo dei tassi d’interesse, a mio giudizio la svalutazione non arresterà il deflusso di riserve, ma riuscirà soltanto a far guadagnare del tempo. Il modesto allentamento delle restrizioni agli acquisti di USD da parte degli investitori retail sembra un tentativo di ridurre la domanda sul mercato parallelo, che è all’origine del divario tra il tasso ufficiale e quello parallelo. Il governo appare tormentato dal divario tra il tasso ufficiale e quello del mercato parallelo, ma non sembra fare nulla per gestire i problemi che a nostro giudizio sono la causa dell’attuale situazione argentina: un’amministrazione fiscale inadeguata e la conseguente inflazione. Ciò ci conduce al secondo punto: correzione fiscale. Il governo ha emesso il 35% della base monetaria per finanziarsi. Alcuni analisti stimano che il deficit fiscale per il 2014 possa raggiungere il 5% del PIL. Ritengo che il governo debba congelare la spesa pubblica e attuare una coraggiosa correzione delle tariffe dei servizi pubblici. In combinazione con la svalutazione, è necessario limitare l’afflusso di ARS nel sistema, altrimenti gli investitori continueranno a credere che la recente svalutazione non sia stata l’ultima.

I commenti, le opinioni e le analisi del Dr. Mobius hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, opinioni e analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia.

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