Investire nei Mercati Emergenti

Tre parole per il Brasile

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Da molto tempo investiamo in Brasile, quindi logicamente abbiamo seguito con grande interesse le ultime elezioni presidenziali. È indubbio che la contesa sia stata avvincente! I risultati in continua oscillazione dei sondaggi nelle settimane precedenti le elezioni hanno provocato una certa volatilità di mercato; sono emerse speranze che la nuova leadership possa imprimere una nuova svolta positiva all’economia brasiliana, che non ha registrato il genere di boom economico che molti (tra cui noi) avevano sperato e ritengono possibile. Dopo un testa a testa particolarmente serrato, la presidente uscente Dilma Rousseff si è assicurata la vittoria e il risultato non è apparso essere gradito dal mercato azionario brasiliano, almeno inizialmente. In realtà ciò non è stata una sorpresa, in quanto molti investitori, frustrati dall’andamento dell’economia e dal clima economico del paese, chiedevano a gran voce un cambiamento. Speriamo che Rousseff possa ora passare all’azione e offrire cambiamenti positivi, non soltanto promesse.

Apparentemente consapevole della reazione potenzialmente negativa del mercato, nel discorso post-elettorale Rousseff ha dichiarato che uno dei suoi primi compiti sarà la revisione del sistema politico, nell’intento di ridurre la corruzione. Si è inoltre impegnata a tenere un dialogo più aperto con i suoi critici. Il pesante fardello della burocrazia e i presunti casi di corruzione (soprattutto tra le imprese statali) rappresentano grossi problemi che a nostro avviso meritano attenzione. L’elemento fondamentale, emerso nel dibattito durante il periodo pre-elettorale e dimostrato soprattutto dalla vittoria di stretta misura (Rousseff ha ottenuto soltanto poco più del 51% dei voti), è che la popolazione vuole un cambiamento. A nostro giudizio, il grado di inefficienza e la mancanza di progressi sul fronte delle riforme frenano gli investitori e il paese in generale.  Sebbene rileviamo alcune tendenze di lungo termine positive, i recenti indicatori macroeconomici appaiono generalmente deboli.

Il tasso di disoccupazione è basso, ma ciò è in parte imputabile alla contrazione della forza lavoro; la creazione di nuovi posti di lavoro è diminuita a causa di perdite nei settori delle costruzioni, manifatturiero e dei trasporti. La produzione industriale è scesa nel corso dell’estate, bloccata in parte dagli eventi legati alla World Cup, un periodo che è diventato festivo per molte città ospiti e nel quale anche molti lavoratori sono andati in ferie. Nonostante il rafforzamento del turismo, la World Cup ha comportato un prezzo elevato e resta da vedere se si tradurrà in significativi benefici economici o strutturali nel lungo termine.

Il Brasile è attualmente sull’orlo della recessione, dal momento che nel primo e secondo trimestre di quest’anno il prodotto interno lordo (PIL) ha subito una contrazione. La crescita prevista nel paese del PIL reale (aggiustato per l’inflazione) per il 2014 è pari soltanto allo 0,3%, mentre per l’inflazione dei prezzi al consumo si prevede un preoccupante aumento al livello del 6,3%[1]. Ritengo che le ragioni dei mediocri fondamentali del Brasile non siano imputabili unicamente a influenze di mercato esterne. L’economia brasiliana è enorme, essendo la settima del mondo in termini di PIL[2]. A nostro avviso, il Brasile dispone delle risorse e delle persone necessarie per fare meglio sul piano nazionale, indipendentemente dai problemi dell’economia mondiale. 

Come investitori, prestiamo attenzione al quadro politico e macroeconomico complessivo, ma non basiamo certo tutte le nostre decisioni d’investimento solo su questi fattori. Restiamo propensi a investire in Brasile e prevediamo di continuare a ricercare potenziali opportunità nel paese a livello di singoli titoli. Per esempio, abbiamo visto che le banche brasiliane dimostrano buone capacità di resistenza nelle fasi difficili e questa è pertanto un’area che teniamo sotto controllo. La spesa al consumo rappresenta al momento un grosso interrogativo, dato che il potere di spesa è basso. Se il mercato brasiliano continuerà a subire correzioni, andremo alla ricerca di potenziali occasioni su questa piazza, costituite da società che riteniamo in grado di sopravvivere e, auspicabilmente, prosperare nonostante il quadro politico o macroeconomico generale. Vorremmo sottolineare che spesso le situazioni meno promettenti nel breve termine sono potenzialmente in grado di generare i migliori risultati d’investimento nel lungo periodo, in quanto le quotazioni possono scontare in misura eccessiva le cattive notizie. 

Crediamo inoltre che l’eccezionale patrimonio brasiliano in termini di risorse naturali, incluse le materie prime industriali e agricole, possa avere un valore crescente nel lungo termine in un mondo in via di industrializzazione, urbanizzazione e sempre più ricco, mentre il progressivo aumento dei consumatori della classe media in America Latina può rappresentare un’ulteriore fonte consistente di crescita della domanda nel lungo periodo.

A nostro parere, un approccio economico più orientato al mercato in Brasile, in combinazione con uno snellimento della burocrazia, è destinato a giovare sia alla popolazione brasiliana che agli investitori nel paese; i nostri parametri d’investimento suggeriscono comunque che numerose imprese con un ottimo management e posizioni interessanti nei rispettivi mercati sono potenzialmente in grado di prosperare anche qualora il contesto dovesse rimanere invariato.

Continuiamo ad avere fiducia nella capacità del Brasile di esprimere tutto il suo potenziale con le tre seguenti parole: riforme, riforme, riforme!

 

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. I titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi e incertezze economiche e politiche. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera.



[1] Fonte: IMF World Economic Outlook, ottobre 2014. © by International Monetary Fund. Tutti i diritti riservati.

[2] Fonte: Databse World Development Indicators, World Bank, 22 settembre 2014.

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