Investire nei Mercati Emergenti

Investire nel futuro: infrastrutture nei mercati emergenti

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese, Cinese semplificato, Olandese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Polacco

Di recente è emerso un dibattito in cui ci si è chiesti se l’era del “superciclo” delle materie prime sia giunta al termine e se stiamo entrando in una nuova era di prezzi inferiori per le risorse naturali, soprattutto per il petrolio. Sebbene nessuno possa prevedere esattamente come si muoveranno i prezzi in futuro, di una cosa sono certo: la domanda di risorse naturali nei mercati emergenti è andata continuamente aumentando. Negli ultimi dieci anni, le economie emergenti hanno espresso generalmente tendenze di crescita economica più forti rispetto ai mercati sviluppati, e l’andamento a mio avviso è destinato a continuare. Tale crescita, in combinazione con l’aumento della popolazione e la tendenza all’urbanizzazione, richiede maggiori infrastrutture.

Otto dei 10 paesi più popolosi del mondo sono mercati emergenti e Cina e India, che contano complessivamente più di un miliardo di persone ciascuno, sono i due maggiori mercati emergenti al mondo in termini di popolazione[1]. Queste persone hanno bisogno di cibo, acqua pulita, energia, strade e case. In Cina è in corso una tendenza all’urbanizzazione che riteniamo continuerà ancora a lungo, alimentando l’esigenza di crescita in tali aree.

grafico a

Sebbene i media abbiano richiamato l’attenzione sulle cosiddette “città fantasma” cinesi, asserendo che ci sia stato un eccesso di costruzioni, chiunque visiti la Cina può facilmente rendersi conto di come siano ancora necessari non soltanto abitazioni per tutti questi nuovi abitanti cittadini, ma anche trasporti per i loro spostamenti. La rete ferroviaria cinese è decisamente più limitata di quelle dei più importanti paesi sviluppati, anche molto più piccoli. La Cina deve ancora effettuare molti investimenti in infrastrutture e a nostro giudizio il lavoro non è finito. C’è bisogno non soltanto di più strade a fronte del drastico aumento di automobili e autocarri in circolazione, ma anche di maggiori collegamenti ferroviari per soddisfare la crescente domanda di spostamenti da parte di un miliardo di cinesi.

grafico b

Esiste certamente un ciclo dei prezzi per varie materie prime, ma ritengo che la domanda di materie prime in tutto il mondo sia destinata a continuare ed aumentare. Il prezzo del petrolio è naturalmente molto volatile, ma questa volatilità non è correlata all’andamento della domanda. Quando nel 2014 il prezzo del barile di petrolio è crollato di oltre il 25%, la domanda non è diminuita nella stessa misura. La domanda continua a salire. La Energy Information Administration (EIA) statunitense stima che nel 2014 il consumo giornaliero globale di petrolio e altri carburanti sia aumentato di 0,9 milioni di barili/giorno, salendo a una media di 92,0 milioni di barili/giorno e prevede che il consumo globale aumenterà di 1,3 milioni di barili/giorno nel 2015 e 2016[2].

La domanda di prodotti non riguarda soltanto il petrolio. In Cina, le auto hanno registrato una crescita esplosiva. L’aumento dei veicoli a benzina porta con sé un aumento dell’inquinamento e quasi tutti conosciamo la famosa cappa di smog di Beijing. I convertitori catalitici, che contengono palladio, aiutano a ridurre questo problema e pertanto la domanda di palladio dovrebbe essere destinata ad aumentare. Va ricordato che il palladio è una materia prima che nel 2014 non ha subito alcun calo di prezzo, al contrario di molte altre.

Il 3° Plenum del Partito Comunista Cinese nel 2013 ha annunciato varie riforme legate allo sviluppo delle infrastrutture, tra cui la deregolamentazione del settore privato, la riforma dei sistemi di determinazione dei prezzi delle risorse e miglioramenti dell’efficienza e dell’allocazione delle risorse nelle imprese statali. La Cina ha compiuto progressi in varie aree fondamentali, in quanto parecchi settori, compreso quello ferroviario, sono stati aperti agli investimenti privati e il processo di approvazione degli investimenti esteri è stato semplificato.

Alcuni analisti ritengono che nel prossimo decennio l’India crescerà ancora più rapidamente della Cina. L’India è in quella che definirei una fase di decollo; sebbene negli ultimi 10 anni la crescita del prodotto interno lordo si sia mediamente aggirata intorno al 7%, penso che se dovessero continuare le riforme si possa puntare a tassi di crescita dell’8%–9% nel prossimo decennio. Come la Cina, l’India ha bisogno di infrastrutture.

In treno in Cina
In treno in Cina

I miglioramenti infrastrutturali non sono necessari soltanto nei mercati emergenti; anche in molte regioni sviluppate di tutto il mondo le strutture esistenti sono ormai obsolete e necessitano di riparazioni, sostituzioni o rinnovamenti significativi. Un recente rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha rivelato che il ritmo di riforme strutturali essenziali sta rallentando in molte economie avanzate, a fronte invece di una recente accelerazione in molte economie emergenti[3]. Secondo il rapporto, quest’accelerazione del ritmo delle riforme riflette la consapevolezza delle impasse e dei vincoli alla crescita e della necessità di ridurre le vulnerabilità nei paesi più sensibili alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime. Abbiamo visto come il recente calo dei prezzi del petrolio abbia contribuito a stimolare misure di riforma in alcune economie emergenti che hanno beneficiato dei prezzi più bassi. Questi paesi sono riusciti infatti a sfruttare tale calo eliminando sussidi che possono risultare costosi per i governi.

Il rapido aumento della popolazione e la maggiore ricchezza, in combinazione con la crescita economica e le tendenze all’urbanizzazione, soprattutto nelle regioni dei mercati emergenti, possono sostenere lo sviluppo e l’accelerazione della crescita degli asset infrastrutturali. Al contempo i vincoli fiscali e i bassi tassi di crescita in molte grandi economie sviluppate potrebbero ridurre le potenziali spese governative in infrastrutture nei mercati sviluppati nei prossimi 20 anni.

Gli ingorghi stradali stanno diventando più comuni nei mercati emergenti.

Come possiamo osservare, i mercati emergenti reagiscono a questa necessità di infrastrutture sia attuando riforme e processi di espansione interni sia cercando maggiori investimenti esteri, in molti casi da altri mercati emergenti. Nell’ambito delle misure volte a rafforzare le relazioni con l’America Latina, a maggio il Premier cinese Li Keqiang si è recato in Brasile, Colombia, Perù e Cile, perfezionando accordi di cooperazione sulla capacità di produzione e sottoscrivendo oltre 70 progetti di collaborazione sui fronti dell’energia, dell’estrazione mineraria, delle infrastrutture e dell’innovazione scientifica e tecnologica. È stata inoltre annunciata la costituzione di un fondo di 30 miliardi di dollari per sostenere la cooperazione sulla capacità di produzione. La Cina e l’Unione economica eurasiatica, tra i cui membri figurano Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Russia, hanno inoltre firmato una dichiarazione congiunta che segna l’inizio di un progetto di collaborazione economica e commerciale.

Ad aprile, il Presidente cinese Xi Jinping si è recato in Pakistan, un mercato di frontiera, dove ha perfezionato vari accordi commerciali, nel campo dell’energia e delle infrastrutture, nel quadro di un piano da 46 miliardi di dollari che mira a istituire il Corridoio economico Cina-Pakistan, una rete di strade, ferrovie, gasdotti e oleodotti.

A maggio, il Primo Ministro indiano Narendra Modi si è recato in Cina, dove si è incontrato con il Presidente Xi Jinping e il Premier Li Keqiang. Oltre ad accordi di cooperazione in settori quali l’istruzione e i treni ad alta velocità, i due paesi hanno siglato progetti per investimenti anche nei campi di energie rinnovabili, porti e parchi industriali, per un controvalore complessivo di circa 22 miliardi di dollari. Il mese scorso, Modi ha inoltre annunciato una linea di credito di 1 miliardo di dollari per sostenere lo sviluppo di infrastrutture in Mongolia.

Di recente, il Brasile ha a sua volta annunciato una nuova serie di progetti infrastrutturali, che prevedono la privatizzazione di strade, ponti, gallerie e molto altro ancora. Il Brasile aveva già cercato di operare privatizzazioni in passato, ma in molti casi le condizioni erano troppo pesanti e gli investitori erano stati scoraggiati dalle prospettive di finanziare progetti non redditizi. Alla luce dell’attuale debolezza dell’economia brasiliana, il governo sta modificando il proprio atteggiamento, rendendo più attraenti le offerte di progetti per gli investitori. Chi si aggiudicherà le commesse pagherà il governo anticipatamente, contribuendo così a ridurre gli attuali problemi di bilancio del paese. Ritengo che l’affidamento al settore privato di molti di questi nuovi progetti in Brasile farà muovere le cose più rapidamente, contribuendo auspicabilmente a ridurre il livello di corruzione. Durante la visita del Premier cinese Li Keqiang in Brasile, sono stati sottoscritti oltre 30 accordi, per un controvalore complessivo di 53 miliardi di dollari, in vari settori quali infrastrutture, commercio, energia e industria mineraria.

Al contempo, la Thailandia ha investito al di fuori dei propri confini ed è il secondo maggiore investitore estero diretto in Myanmar, dopo la Cina, in aree che vanno dall’esplorazione per petrolio e gas ai servizi finanziari. Il Myanmar ha inoltre approvato progetti presentati da investitori del Giappone, Singapore e Corea del Sud. Secondo il Directorate of Investment and Company Administration (DICA) del Myanmar, centinaia di società di 38 paesi diversi hanno finora investito oltre 55 miliardi di dollari in 12 settori locali[4]. Riteniamo che il Myanmar prometta di diventare un ampio mercato dinamico e rileviamo molte potenziali opportunità nel paese.

Indipendentemente dall’andamento dei prezzi delle materie prime, riteniamo che la domanda di infrastrutture nei mercati emergenti sia destinata a continuare. Continuiamo pertanto a essere interessati ai titoli del settore delle risorse naturali e alle società coinvolti in progetti infrastrutturali.

I commenti, le opinioni e le analisi di Mark Mobius hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, le opinioni e le analisi s’intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia. 

Importante informativa legale

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.  Gli investimenti in titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali.

[1] Fonte: Database World Development Indicators, World Bank, sulla base dei dati 2013.

[2] Fonte: US Energy Information Administration Short-Term Energy Outlook, 7 giugno 2015. Non vi è alcuna garanzia che un’eventuale stima o previsione si realizzi.

[3] Fonte: OECD (2015), “Economic Policy Reforms 2015, Going for Growth,” OECD Publishing, Paris. http://dx.doi.org/10.1787/growth-2015-en

[4] Fonte: Directorate of Investment and Company Administration (DICA), Maggio 2015.

Leave a reply

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi contrassegnati con un asterisco sono obbligatori *