Investire nei Mercati Emergenti

Mantenere la calma durante le correzioni del mercato

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Nell’ultima parte dell’estate i mercati globali hanno registrato una frenata per vari motivi, tra i quali il rallentamento della crescita in Cina e l’impatto di un possibile aumento dei tassi d’interesse negli USA il prossimo autunno. Qualunque sia la causa, riteniamo importante inquadrare le correzioni di questo tipo nel giusto contesto, mantenere la calma e andare alla ricerca di possibili opportunità.

Non è sicuro se il crollo del mercato sia finito o se dobbiamo attenderci ancora altri ribassi. Vorremmo far notare che in molti mercati azionari di tutto il mondo da parecchi anni non vi erano state correzioni significative. Certi mercati quali il Brasile o la Russia quest’anno hanno perso più del 30%, ma per molti altri le perdite subite non sono state tali da poterle classificare come tipiche di un mercato ribassista. In questo momento nei mercati prevalgono un pessimismo e un’incertezza generali, per cui alcuni di essi potrebbero scendere ulteriormente prima di stabilizzarsi. Ciò nonostante, nell’ultima ventina di anni il nostro team ha assistito a un rialzo generalizzato della volatilità in tutti i mercati (azioni, materie prime e reddito fisso), causato, a nostro avviso, dal maggiore uso di derivati e dal forte influsso dei cambiamenti delle politiche governative, con un aumento esponenziale della diffusione di notizie tramite Internet.

Sappiamo che in vari mercati e settori le valutazioni stavano diventando molto costose, per cui questa fase di ribasso del mercato non ci sorprende affatto. Soprattutto in Cina ci era chiaro che il mercato di Azioni A cinesi era stato oggetto di una forte speculazione, che aveva preso il sopravvento e lo aveva spinto in tempi record a massimi insostenibili, con l’incoraggiamento del governo. Ora che, come era inevitabile, i nodi sono arrivati al pettine, gli investitori si lamentano per le perdite subite e il governo si è attivato per cercare di rianimare le sorti del mercato.

La banca centrale cinese questa settimana ha tagliato i tassi d’interesse (per la quinta volta da novembre) e allentato certi requisiti relativi alle riserve. I banchieri centrali non possono fare molto quando il denaro che è già nel sistema non rientra nel mercato; non soltanto la perdita di fiducia, ma anche vari requisiti prudenziali hanno impedito alle banche di aumentare la concessione di prestiti. La banca centrale cinese spera che le sue ultime misure consentiranno di svincolare denaro dal sistema bancario.

Il mio messaggio fondamentale in tempi come questi? Non abbiate paura di acquistare quando tutti gli altri stanno vendendo. Ma ricordate anche che il momento migliore per acquistare è quando tutti gli altri hanno finito di vendere, e questo è più facile da dire che da fare!

Tori, orsi e opportunità

I cali del mercato possono essere dolorosi per gli investitori, tuttavia noi preferiamo considerarli come periodi di opportunità; cerchiamo di cogliere le buone occasioni in vista di un’eventuale ripresa del mercato.

Ho studiato i mercati azionari in paesi emergenti, e ho trovato che le loro fasi di rialzo sono state generalmente più lunghe di quelle di ribasso, e i rialzi dei mercati “toro”, espressi in percentuale, sono stati tendenzialmente maggiori dei cali dei mercati “orso”.[1] Ovviamente il comportamento dei mercati emergenti nel passato non indica necessariamente quale sarà quello futuro, ma sono convinto che si debba avere una visione di lungo termine e fare una media degli investimenti per un certo periodo di tempo; cercare di stabilire i tempi del mercato può essere un esercizio frustrante. Ci vuole coraggio per investire quando le prospettive non sono incoraggianti e gli altri stanno vendendo, ma spesso è proprio allora che si possono scoprire i valori migliori, a condizione ovviamente di fare bene le proprie ricerche.

Ciò detto, noi sfruttiamo correzioni del mercato come quella attuale per scegliere con molta prudenza e oculatezza i titoli migliori per i nostri portafogli. Al momento attuale siamo particolarmente interessati alle azioni orientate ai consumi in Cina e in vari altri paesi con mercati emergenti, perché è qui che vediamo una crescita nel lungo termine.

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Le nostre opinioni sulla Cina sono rimaste invariate

Nonostante la recente volatilità del mercato, giudichiamo favorevolmente le prospettive sul lungo termine per il mercato e l’economia cinesi. Non consideriamo questa recente correzione come l’inizio di alcun tipo di collasso economico o del mercato, e le nostre opinioni su questi investimenti non sono cambiate.

Ritengo opportuno sottolineare certe riforme in atto in Cina, che ci sembrano positive:

  • Attualmente ci si sta sforzando di riequilibrare l’economia riducendo le esportazioni e gli investimenti e aumentando il consumo interno, sostenuto da un costante rapido aumento dei salari.
  • I piani per risolvere il problema dell’eccesso di offerta e promuovere un mercato aperto, equo e trasparente suggeriscono un atteggiamento più decisamente favorevole alla redditività nel lungo termine delle imprese di proprietà statale (SOE). La riforma delle SOE è stata un po’ lenta, ma ci aspettiamo che continui a progredire.
  • Siamo convinti che un approccio di tipo più commerciale tra i management delle SOE possa avere un effetto positivo; abbiamo parlato recentemente con un manager di un’importante società petrolifera cinese, che ha affermato che nella sua azienda si sta introducendo un sistema di retribuzioni legate alla performance. È di questo che andiamo alla ricerca, e lo consideriamo positivo.
  • L’allentamento della politica monetaria in Cina, nell’eurozona e in Giappone è di aiuto al sistema finanziario e alla sostenibilità del debito.

È stata prestata grande attenzione al rallentamento della crescita del prodotto interno lordo (PIL) in Cina. Non è superfluo ribadire che il tasso di crescita della Cina può essere che si sia attenuato, ma non bisogna perdere di vista che se il progresso dell’economia espresso in percentuale sta rallentando, gli importi effettivi in dollari stanno aumentando. Quando nel 2010 l’economia cinese saliva del 10%, sono entrati nell’economia circa 844 miliardi di dollari, ma con una crescita al 7,7% nel 2013, sono entrati 986 miliardi di dollari.[2] È importante considerare che anche una crescita del 7% non è affatto disprezzabile, considerando le dimensioni dell’economia cinese. Non dovrebbe essere uno shock vedere un rallentamento della crescita.

Ho visitato recentemente un mega centro commerciale in Cina, il New Century Global Center di Chengdu. È quasi una piccola città, con una superficie di 1,7 milioni di metri quadri, al suo interno vi sono uffici, negozi, più di 800 camere d’albergo, una pista di pattinaggio e un parco acquatico con un sole e una spiaggia artificiali. Durante la mia visita, il centro era affollatissimo, e le camere d’albergo erano completamente occupate. Ciò mi ha confermato le cifre delle vendite al dettaglio viste recentemente in Cina, che continuano a essere molto robuste. Ancora più importante, considerando il parco acquatico completamente esaurito nonostante il prezzo d’ingresso elevato (equivalente a circa 25 dollari), e la vivace attività nel più importante grande magazzino del centro, mi è stato chiaro che vi è una buona capacità di spesa.

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Previsione di un prossimo rialzo dei tassi negli USA

Riteniamo che in generale la fase ribassista quest’anno nei mercati emergenti può essere attribuita ai timori per un rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, che si muoveranno per generare liquidità. Non sappiamo quando la Federal Reserve (Fed) inizierà a irrigidire la sua politica, ma i mercati sembrano già scontarlo nei prezzi. L’incertezza sui tempi e i livelli degli aumenti non è gradita dai mercati, quindi anche un eventuale aumento di volatilità quando la Fed rialzerà effettivamente i tassi dovrebbe essere compensato da un certo sollievo per la diminuzione dell’incertezza.

Le due economie principali dei mercati emergenti, Cina e India, sembrano essere in una posizione migliore per far fronte all’aumento dei tassi d’interesse USA rispetto ad altre economie emergenti, in quanto hanno propulsori interni di crescita che non dipendono dagli Stati Uniti. Sono convinto che la Cina ed eventualmente l’India saranno i due propulsori principali della crescita globale, piuttosto che gli Stati Uniti o l’Europa. Sembra che proprio adesso ci troviamo in una fase transizionale di questo cambiamento. La Cina è la seconda economia più importante del mondo, e un tasso di crescita anche soltanto del 5% sarebbe ancora molto superiore a quello che gli Stati Uniti o l’eurozona sono riusciti a realizzare in molti anni.

Guardando all’Asia emergente in generale, riteniamo che una combinazione di rapida crescita economica, finanze nazionali e fondamentali economici generalmente forti abbia creato un panorama interessante per gli investitori azionari. Le attese di tassi elevati di crescita dell’economia nell’Asia emergente (trainati da Cina e India) continuano a essere di interesse fondamentale per noi, e siamo convinti che tali tassi di crescita saranno decisamente superiori a quelli dei mercati sviluppati nel 2015 e oltre.[3] Inoltre, molti mercati asiatici, tra cui Cina, India, Indonesia e Corea del Sud, hanno annunciato o avviato riforme di portata significativa, diverse nei dettagli ma tutte mirate a spazzare via le barriere burocratiche alla crescita economica, incoraggiare l’imprenditorialità ed esporre industrie inefficienti a una disciplina di mercato. La maggior parte sta anche cercando di riequilibrare l’attività economica abbandonando i modelli orientati alle esportazioni e agli investimenti per concentrarsi maggiormente sulla domanda di consumi.

“Investire con successo non è facile”

Ultimo, ma non in ordine d’importanza, vorrei ribadire che selezioniamo i titoli in cui investire con un approccio bottom up, mirato ai fondamentali, e la composizione geografica e settoriale dei nostri portafogli è il risultato del nostro processo di selezione dei titoli. Ovviamente non siamo infallibili, e le nostre tempistiche potrebbero non essere sincronizzate con le opinioni dei media più popolari, concentrate sugli eventi di breve termine e i loro risultati. Ciò che è avvenuto nel settore energetico è un valido esempio. Il rapido crollo dei prezzi del greggio, iniziato l’anno scorso, ha colto di sorpresa molti gestori di portafoglio e analisti, e molti investitori si sono affrettati ad abbandonare le società nel settore energetico. A nostro avviso i prezzi dell’energia saranno sempre volatili, ma la crescita di domanda sul lungo termine resta intatta. Nonostante un calo generale dei prezzi delle materie prime osservato negli ultimi anni, continuiamo a investire nel settore e ci concentriamo su produttori a basso costo che riteniamo possano resistere a periodi di prezzi più bassi. Siamo anche convinti che molte di queste società siano negoziate con valutazioni interessanti, i loro fondamentali appaiono solidi e dovrebbero resistere meglio nei periodi di ribassi.

Talvolta può essere piuttosto difficile far fronte a periodi d’incertezza. Ma come diceva una volta Sir John Templeton: “Investire con successo non è facile. Bisogna essere aperti mentalmente, critici nelle scelte e studiare continuamente”.

 

I commenti, le opinioni e le analisi di Mark Mobius sono personali e hanno finalità puramente informative e d’interesse generale e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere un titolo o ad adottare qualsiasi strategia d’investimento. Non costituiscono una consulenza legale o fiscale. Le informazioni fornite in questo materiale sono rese alla data di pubblicazione, sono soggette a modifiche senza preavviso e non devono essere intese come un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione o un mercato.

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. I titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi e incertezze economiche e politiche. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera.

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[1] Fonte: FactSet, 31 marzo 2015. I mercati rialzisti e ribassisti si basano su cambiamenti del 30% dell’indice MSCI EM dal 1997 al 2008. La performance passata non è garanzia di risultati futuri. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Per maggiori informazioni sui fornitori di dati, si rimanda al sito web www.franklintempletondatasources.com.

[2] Fonte: China monthly economics indicators; EIU (Economist Intelligence Unit).

[3] Non vi è alcuna garanzia che un’eventuale stima o previsione si realizzi.

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