Investire nei Mercati Emergenti

Mercati Emergenti nel primo trimestre 2016: inversione di tendenza

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Il Templeton Emerging Markets Group copre un ampio universo d’investimento, che comprende decine di migliaia di società quasi in ogni continente! Siamo investitori bottom-up, ma aiuta avere una visione a trecentosessanta gradi. In quest’articolo, descrivo cos’è accaduto nei mercati emergenti nei primi tre mesi dell’anno, inclusi alcuni eventi, fattori e dati fondamentali che risalgono un po’ più indietro nel tempo, contribuendo ad avere una prospettiva più ampia. Nel complesso, il primo trimestre dell’anno (T1) è stato contrassegnato da un’inversione di tendenza dei mercati emergenti, che ha indotto molti investitori a ritornare a questa asset class dopo un 2015 difficile.

A nostro giudizio, le opportunità d’investimento di lungo termine nei mercati emergenti rimangono positive per svariate ragioni. I tassi di crescita economica continuano generalmente a essere più elevati di quelli dei mercati sviluppati; i mercati emergenti vantano riserve valutarie decisamente maggiori rispetto ai mercati sviluppati e i rapporti debito/prodotto interno lordo (PIL) dei paesi emergenti rimangono generalmente di gran lunga inferiori a quelli dei mercati sviluppati. Nonostante la recessione di economie primarie come la Russia e il Brasile, nel 2016 si prevede una crescita dei mercati emergenti del 4,3%, più che doppia rispetto al tasso di crescita del 2,1% previsto per i mercati sviluppati[1]. Sebbene gli investitori si siano preoccupati per il rallentamento del tasso di crescita cinese, la Cina rimane una delle economie a crescita più elevata del mondo.

I paesi emergenti rappresentano quasi tre quarti della superficie terrestre mondiale e contano per quattro quinti della popolazione globale[2], possiedono un notevole potenziale in termini di risorse e caratteristiche demografiche e sembrano dotati di ottime capacità per beneficiare potenzialmente dei progressi tecnologici. È inoltre importante ricordare che i paesi emergenti rappresentano una quota consistente dell’attività economica mondiale e della capitalizzazione dei mercati azionari. Molti investitori hanno sottopesato i mercati emergenti e a nostro giudizio ciò potrebbe costituire un potenziale rischio, soprattutto perché tali mercati appaiono sottovalutati rispetto a quelli sviluppati, in termini di rapporti prezzo-utile e prezzo-valore contabile[3].

Panoramica del primo trimestre

Nonostante la debolezza all’inizio del 2016, le azioni dei mercati emergenti sono riuscite a chiudere i primi tre mesi dell’anno in sostanziale rialzo, grazie ai progressi messi a segno nella seconda metà del trimestre. I partecipanti al mercato sono stati rassicurati dall’atteggiamento accomodante di varie banche centrali primarie di tutto il mondo, in particolare della Federal Reserve, che ha indebolito il dollaro USA rafforzando di conseguenza le valute della maggior parte dei mercati emergenti. Al contempo, la Banca Centrale Europea ha annunciato misure di allentamento superiori al previsto, tagliando i tassi e ampliando il programma di acquisti mensili di asset da 60 a 80 miliardi di euro al mese. Anche le preoccupazioni per la crescita del PIL cinese e la svalutazione del renminbi si sono alquanto attenuate, mentre gli sviluppi politici in Brasile prefiguranti un potenziale cambiamento politico hanno rafforzato ulteriormente la fiducia degli investitori. Nell’ultima parte del periodo, i prezzi delle materie prime sono saliti, sostenuti dalle speranze che le misure volte a limitare la produzione da parte dei maggiori produttori di energia e metalli possano mitigare i problemi di eccesso di offerta.

Nel primo trimestre le azioni dei mercati emergenti hanno registrato sovraperformance significative rispetto a quelle dei mercati sviluppati: l’Indice MSCI Emerging Markets è infatti salito del 5,8% rispetto alla flessione dello 0,2% dell’indice MSCI World, entrambi in dollari statunitensi[4]. Tra le varie regioni di mercati emergenti, gli indici che seguono America Latina, Europa, Medio Oriente e Africa hanno registrato guadagni a due cifre, mentre i mercati emergenti asiatici sono rimasti generalmente arretrati, mettendo a segno rialzi appena modesti[5].

Il Brasile è stato uno dei singoli mercati più brillanti del mondo, trainando i rialzi in America Latina. La probabilità di un impeachment della presidente Dilma Rousseff ha ravvivato le speranze degli investitori in un cambiamento di leadership ben prima delle elezioni generali del paese nel 2018. Perù e Colombia si sono anch’essi distinti tra i migliori mercati globali; il Perù è stato sostenuto dalla forza della valuta e dalle attese per le imminenti elezioni presidenziali ad aprile, mentre a favore della Colombia hanno giocato indicatori economici selezionati attestanti una dinamica positiva.

La maggior parte dei mercati europei ha registrato rendimenti a due cifre; il migliore è stata la Turchia, dove i risultati economici per il quarto trimestre, inclusi i dati relativi alla crescita, hanno superato le previsioni di mercato. Le azioni russe hanno anch’esse espresso ottime performance, in quanto il rublo ha messo a segno il trimestre più forte degli ultimi quattro anni e parecchi indicatori economici hanno prospettato un miglioramento del contesto.

I mercati africani sono stati sospinti al rialzo dal Sudafrica, sostenuto dall’aumento dei prezzi dei metalli e dall’apprezzamento record del rand. Alcuni mercati africani, come Nigeria ed Egitto, sono tuttavia arretrati nel corso del trimestre.

In Asia, i mercati della regione sudorientale come Thailandia, Malesia e Indonesia si sono mantenuti costantemente robusti durante tutto il trimestre, sostenuti dai continui afflussi esteri. La Thailandia ha inoltre beneficiato della forza della valuta, di notizie positive per certi titoli specifici e dai segnali di miglioramento della fiducia dei consumatori e di rafforzamento dell’attività interna, ampiamente sostenuta dalla spesa governativa e da incentivi fiscali, mentre Malesia e Indonesia sono state favorite dall’allentamento delle politiche monetarie e da misure di stimolo. Cina e India hanno invece messo a segno le performance regionali più deboli. Pur avendo riportato notevoli progressi a marzo, grazie all’attenuazione delle preoccupazioni per la crescita, flussi di capitali e svalutazione del renminbi, le azioni cinesi hanno chiuso il trimestre in ribasso a causa della significativa debolezza registrata nella parte iniziale del periodo. Analogamente, la notevole forza del mercato indiano a marzo non è stata sufficiente a compensare i cali subiti a gennaio e febbraio.

Dati specifici per i singoli paesi

Per chi fosse interessato ad analizzare i dati, fornisco alcuni aggiornamenti relativi a paesi specifici che evidenziano i cambiamenti registrati negli ultimi tempi e in epoca meno recente in termini di misure e indicatori economici chiave.

Cina

Nell’ultimo trimestre del 2015 la Cina ha registrato una crescita del 6,8% su base annua (a/a), leggermente inferiore alla crescita del 6,9% a/a messa a segno nel terzo trimestre. Il PIL per l’intero 2015 è aumentato del 6,9%, in linea con le previsioni di mercato, mentre nel 2014 l’economia era cresciuta del 7,3%. Il governo ha stabilito un obiettivo di crescita annua del PIL del 6,5% – 7,0% per il quinquennio 2016–2020. A febbraio, l’indice dei prezzi al consumo è salito del 2,3% a/a, il livello massimo da quasi due anni, rispetto all’1,8% a/a di gennaio, essenzialmente grazie all’aumento dei prezzi dei generi alimentari durante le festività del Nuovo Anno lunare. A febbraio le esportazioni sono diminuite del 25,4% a/a, accelerando rispetto alla contrazione dell’11,2% a/a registrata a gennaio, mentre le importazioni sono scese del 13,8% a/a a febbraio, migliorando rispetto alla flessione del 18,8% a/a di gennaio. Il saldo attivo della bilancia commerciale si è pertanto dimezzato, scendendo a 32,6 miliardi di dollari USA a febbraio dai 63,3 miliardi di gennaio. Nei primi due mesi del 2016, la crescita delle vendite al dettaglio è scesa al 10,2% a/a dall’11,1% a/a di dicembre. A loro volta, le vendite al dettaglio per l’intero 2015 sono aumentate complessivamente del 10,7%. Nel periodo gennaio – febbraio, la produzione industriale è aumentata del 5,4%, rispetto all’incremento del 5,9% a/a registrato a dicembre, mentre nello stesso periodo la crescita degli investimenti in immobilizzazioni si è stabilizzata al 10,2% a/a, in linea con la crescita registrata nel 2015, sulla scia del rimbalzo degli investimenti immobiliari. A febbraio, le riserve valutarie sono scese in misura relativamente inferiore, diminuendo di 28,6 miliardi di dollari USA e scendendo così a 3,2 trilioni di dollari USA, rispetto al calo di 99,5 miliardi di dollari USA subito a gennaio; questo dato è una probabile indicazione di un certo successo delle misure di controllo dei deflussi di capitale e della stabilità del renminbi. L’agenzia internazionale di rating Moody’s ha modificato l’outlook per i rating del credito governativo cinese portandolo da stabile a negativo, ribadendo il rating Aa3[6].

Corea del Sud

Nel quarto trimestre del 2015, la crescita del PIL sudcoreano è salita al 3,0% a/a dal 2,7% a/a del terzo, grazie al rafforzamento dell’incremento dei consumi privati e delle spese governative. Nel 2015, l’economia è cresciuta complessivamente del 2,6%, rispetto al 3,3% del 2014. Durante il trimestre, la Bank of Korea ha mantenuto il tasso d’interesse di riferimento al minimo storico dell’1,5%. L’indice dei prezzi al consumo è salito all’1,3% a/a a febbraio dallo 0,8% a/a di gennaio, sostanzialmente grazie all’aumento dei prezzi di generi alimentari e petrolio. A febbraio le esportazioni sono diminuite del 12,2% a/a, scendendo a 36,4 miliardi di dollari USA, sulla scia dell’indebolimento della domanda estera, soprattutto della Cina, il maggiore partner commerciale della Corea del Sud. A fronte della debole domanda interna, le importazioni sono diminuite del 14,2% a/a, scendendo a 29,0 miliardi di dollari USA e portando il saldo attivo della bilancia commerciale per febbraio a 7,4 miliardi di dollari USA. Il Ministro delle Finanze Yoo Il-ho ha annunciato un pacchetto economico del controvalore di oltre 20 miliardi di dollari USA per sostenere l’economia interna. Il parlamento ha finalmente approvato la prima legge sudcoreana contro il terrorismo, dopo quasi 15 anni dalla sua elaborazione. Nell’ambito delle misure volte ad aumentare le relazioni commerciali bilaterali, la Corea del Sud ha annunciato piani d’investimento di 50 milioni di USD per la costruzione di un parco informatico a Islamabad, la capitale del Pakistan. Nell’ottica di un ampliamento delle relazioni commerciali e degli investimenti, la Corea del Sud e l’Egitto hanno sottoscritto a febbraio alcuni memorandum d’intesa.

India

Nell’ultimo trimestre del 2015 la crescita del PIL indiano è scesa al 7,3% a/a dal dato rivisto del 7,7% a/a del trimestre precedente. Tra i propulsori della crescita vi sono stati i settori manifatturiero e dei servizi. Il settore dell’agricoltura è tuttavia rimasto arretrato, registrando nel quarto trimestre un calo della produzione dell’1,0% a/a. Nel primo trimestre del 2016 la Reserve Bank of India ha mantenuto il tasso d’interesse di riferimento al 6,75%. Dopo essere salito per sei mesi, a febbraio l’indice dei prezzi al consumo è sceso al 5,2% dal 5,7% a/a di gennaio, principalmente a causa del calo dell’inflazione dei prezzi dei generi alimentari. I prezzi all’ingrosso sono diminuiti dello 0,9% a/a a febbraio, con un andamento invariato rispetto a gennaio, essenzialmente a causa del calo dei prezzi dei combustibili e dell’energia. A febbraio le esportazioni sono diminuite del 5,7% a/a, scendendo a 20,7 miliardi di dollari USA, mentre le importazioni hanno registrato una flessione del 5,0% a/a, calando a 27,3 miliardi di dollari USA; il saldo negativo della bilancia commerciale è così sceso a 6,5 miliardi a febbraio, rispetto ai 7,6 miliardi di gennaio. A gennaio, il presidente francese Francois Hollande si è recato in India, dove ha incontrato il Primo Ministro Narendra Modi. I due leader hanno concordato di ampliare le relazioni commerciali e gli investimenti bilaterali, sottoscrivendo 16 accordi in aree comprendenti sviluppo del settore urbano, energie alternative e l’iniziativa “Make in India”. Il bilancio dell’Unione indiana per il 2016/2017 prevede un deficit del 3,5%, rispetto alla stima del 3,9% per il 2015/2016 e si focalizza sull’incremento degli investimenti nei settori agricolo, delle infrastrutture e sociale, nonché sulla creazione di nuovi posti di lavoro.

Brasile

Nell’ultimo trimestre del 2015 l’economia brasiliana ha registrato una contrazione del 5,9% a/a, sostanzialmente dovuta al calo dei consumi e degli investimenti, che costituisce un’accelerazione rispetto al calo del 4,5% a/a registrato nel terzo trimestre e rappresenta il settimo trimestre consecutivo di riduzione. Il PIL per l’intero 2015 si è ridotto del 3,8%. A fronte delle preoccupazioni per l’aumento dell’inflazione e i rischi economici interni e globali, durante il trimestre la banca centrale del Brasile ha lasciato il tasso d’interesse chiave invariato al 14,25%, il massimo degli ultimi nove anni. L’indice dei prezzi al consumo è sceso al 10,4% a/a a febbraio dal 10,7% a/a di gennaio, sostanzialmente grazie al calo dell’inflazione dei prezzi di generi alimentari, ma è rimasto al di sopra del range del 2,5% – 6,5%, che è l’obiettivo della banca centrale. Brasile ed Etiopia hanno sottoscritto un memorandum d’intesa relativo a relazioni commerciali ed investimenti. L’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s ha declassato di un grado il rating sovrano del Brasile, portandolo a BB da BB+, mantenendo un outlook negativo, a causa dei notevoli problemi politici ed economici[7]. Moody’s ha a sua volta declassato il rating sovrano brasiliano a Ba2, un livello “junk” (spazzatura) e modificato l’outlook in negativo alla luce delle crescenti preoccupazioni politiche e per il debito[8]. Il ministro delle Finanze Nelson Barbosa ha annunciato piani di concessione di credito per 20,4 miliardi di dollari USA da parte delle banche statali allo scopo di aiutare le imprese a far fronte alla recessione economica. Il maggiore partito del Brasile, il Partito del Movimento Democratico Brasiliano, ha revocato l’appoggio dalla coalizione del partito di governo, facendo aumentare la probabilità di impeachment della presidente Dilma Rousseff. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva è stato nominato capo di gabinetto di Rousseff a marzo.

Sudafrica

Nell’ultimo trimestre del 2015, l’economia sudafricana è cresciuta dello 0,6% a/a, rallentando il passo rispetto all’1,0% a/a registrato nel terzo trimestre. La contrazione dei settori manifatturiero, minerario e agricolo e il rallentamento della crescita di costruzioni e finanza, sono stati i principali motivi della frenata della crescita economica. Il settore dell’agricoltura ha registrato una flessione del 14,1% a/a, mentre il minerario e il manifatturiero sono entrambi scesi meno dell’1% a/a durante il quarto trimestre. Il PIL per l’intero anno è aumentato dell’1,3% a/a, in misura leggermente inferiore rispetto alla crescita dell’1,4% registrata nel 2014. Nel corso del trimestre, la South African Reserve Bank ha aumentato il tasso d’interesse di riferimento di 75 punti base (0,75%) portandolo al 7,0%, in considerazione del deprezzamento del rand e delle forti pressioni inflazionistiche, nonostante le preoccupazioni per la crescita. L’indice dei prezzi al consumo è salito al 7,0% a/a a febbraio, il massimo da quasi sette anni, rispetto al 6,2% a/a di gennaio e si è mantenuto al di sopra del range dell’obiettivo del 3% – 6% della Reserve Bank. Il balzo dell’inflazione è spiegato principalmente dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari causato da una siccità. Il deficit delle partite correnti per il 2015 è sceso al 4,4% del PIL, dal 5,4% del PIL del 2014, grazie a un calo al 40,9% a/a del saldo negativo della bilancia commerciale. Durante una visita in Nigeria a marzo, il presidente Jacob Zuma ha incontrato il presidente nigeriano Muhammadu Buhari e nel corso dell’incontro Zuma ha sottolineato l’importanza di aumentare le relazioni commerciali in settori quali agricoltura, turismo, industria mineraria e automobilistica.

Russia

Secondo i dati preliminari, nel quarto trimestre del 2015 la crescita del PIL russo è diminuita del 3,8% a/a, un dato leggermente migliore rispetto alla contrazione del 4,1% a/a registrata nel terzo trimestre. Nel 2015 l’economia è rallentata del 3,7% a/a, dopo la crescita dello 0,7% a/a riportata nel 2014. Si è trattato del primo calo annuo dal 2009, in quanto i bassi prezzi del petrolio, le sanzioni economiche e il rublo debole hanno inciso sull’economia interna. Per il 2016, la banca centrale prevede una contrazione del PIL tra l’1,3% e l’1,5%. Il Ministro per lo Sviluppo Economico Alexey Ulyukayev prevede tuttavia che l’economia crescerà dello 0,7% nel 2016 e tra l’1,5% e il 2,5% nel 2017. Nel corso del quarto trimestre, la banca centrale ha mantenuto il tasso d’interesse di riferimento all’11,0% alla luce dei rischi d’inflazione elevata. A febbraio, l’inflazione è scesa per il quarto mese consecutivo grazie all’aumento più lento dei prezzi di generi alimentari, immobili e trasporti. L’indice dei prezzi al consumo è sceso all’8,1% a/a a febbraio dal 9,8% a/a di gennaio. A febbraio, l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) per il settore manifatturiero è sceso al 49,3 (registrando per il terzo mese consecutivo un punteggio inferiore a 50) dal 49,8 di gennaio. Un valore superiore a 50 indica un’espansione della produzione manifatturiera, mentre un valore inferiore a 50 segnala una contrazione. Russia e Marocco hanno sottoscritto accordi bilaterali di cooperazione in varie aree quali investimenti, protezione ambientale, energia e turismo.

Turchia

Durante il trimestre, la banca centrale turca ha mantenuto il tasso d’interesse di riferimento al 7,5% alla luce delle preoccupazioni per l’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo è sceso all’8,8% a/a a febbraio dal 9,6% a/a di gennaio, grazie al rallentamento degli aumenti dei prezzi di generi alimentari e trasporti, ma è rimasto comunque al di sopra dell’obiettivo di medio termine del 5% della banca centrale. A gennaio il deficit delle partite correnti è sceso a 2,2 miliardi di dollari USA dai 2,4 miliardi dell’anno precedente. Il deficit delle partite correnti per il 2015 è calato a 32,1 miliardi di dollari USA rispetto ai 43,6 miliardi del 2014, essenzialmente grazie al minore saldo negativo della bilancia commerciale. Nell’ottica di ampliare le relazioni commerciali e gli investimenti, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha visitato alcune nazioni dell’Africa occidentale (Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria e Guinea). La Turchia ha siglato alcuni accordi in aree quali turismo, energia, salute e ambiente con la Guinea e memorandum d’intesa nei campi dell’informatica e dell’energia con il Ghana. L’agenzia internazionale di rating Fitch ha attribuito al debito sovrano a lungo termine in valuta estera della Turchia un rating BBB-, con un outlook stabile[9]. L’Unione Europea e la Turchia hanno annunciato l’impegno comune ad accelerare il processo di adesione.

I commenti, le opinioni e le analisi di Mark Mobius hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, le opinioni e le analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia.

Importanti Informazioni Legali

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Gli investimenti in titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali.

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[1] Fonte: IMF World Economic Outlook, gennaio 2016. Non vi è alcuna garanzia che un’eventuale stima o previsione si realizzi.

[2] Fonti: Economist Intelligence Unit; Consensus Economics. Dati al 30/9/15.

[3] Il rapporto prezzo-utile, o P/U, è un multiplo di valutazione azionaria definito come il prezzo di mercato per azione diviso per l’utile annuo per azione. Il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) è la quotazione azionaria corrente divisa per il valore contabile (o patrimonio netto) per azione di una società.

[4] L’indice MSCI Emerging Markets rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione in 23 mercati emergenti. L’indice MSCI World rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione in 23 mercati sviluppati. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investirvi direttamente. Non tengono conto di commissioni, spese od oneri di vendita. La performance del passato non costituisce una garanzia di risultati futuri.

[5] Fonte: MSCI. L’indice MSCI Latin America rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione di cinque mercati emergenti dell’America Latina. L’indice MSCI Emerging Markets EMEA rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione in 10 mercati emergenti di Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). L’indice MSCI EM Asia rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione di otto mercati emergenti. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investirvi direttamente. Non tengono conto di commissioni, spese od oneri di vendita. La performance del passato non costituisce una garanzia di risultati futuri.

[6] Fonte: Moody’s Investors Service, 2 marzo 2016.

[7] Fonte: Standard & Poor’s, 17 febbraio 2016.

[8] Fonte: Moody’s Investors Service, febbraio 24, 2016.

[9] Fonte: Fitch Ratings, 26 febbraio 2016.

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