Investire nei Mercati Emergenti

Azioni

Riepilogo dei mercati emergenti per febbraio 2018: resilienza

A febbraio sui mercati globali è ritornata la volatilità, ma i mercati emergenti in generale si sono dimostrati resilienti. Manraj Sekhon, Chief Investment Officer, Franklin Templeton Emerging Markets Equity e Chetan Sehgal, Director of Portfolio Management, illustrano una panoramica degli sviluppi nei mercati emergenti nel mese di febbraio, inclusi alcuni eventi, tappe fondamentali e dati per formulare le prospettive.

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Tre fattori sui cui riflettere oggi

  1. Sebbene la maggiore volatilità dei mercati globali abbia sorpreso e preoccupato gli investitori, essa va considerata nel contesto attuale. Molte asset class, compresi i mercati emergenti, hanno registrato un lungo periodo di bassa volatilità. Quando nei mercati azionari sviluppati si verificano correzioni rilevanti, anche i mercati emergenti ne risentono, spesso subendo cali ancora maggiori. Ciò perché molti investitori globali considerano i mercati emergenti come investimenti a rischio più elevato e si affrettano a venderli per primi, indipendentemente dai fondamentali economici sottostanti dei singoli paesi. Tuttavia, durante quest’ultimo shock di mercato i mercati emergenti si sono dimostrati più resilienti.
  2. La Cina ha annunciato l’eliminazione dei limiti di mandato alla presidenza del paese, prospettando la possibilità che il Presidente Xi Jinping rimanga in carica anche dopo la conclusione del suo secondo mandato nel 2022. Questo sviluppo potrebbe risultare generalmente positivo nel breve-medio termine in quanto i vertici rimarranno stabili e le principali politiche governative potrebbero risultare più omogenee. Gli obiettivi del Presidente Xi sono ambiziosi e il completamento di molte delle sue iniziative richiede tempo. Tuttavia, si tratta di un cambiamento strutturalmente significativo rispetto alla “leadership collettiva” del Partito Comunista Cinese introdotta dell’ex leader Deng Xiaoping, che potrebbe far aumentare il rischio di errori politici in assenza di un sistema di equilibrio di poteri. Quest’aspetto dovrà essere attentamente monitorato nel lungo termine.
  3. L’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s ha promosso il rating del credito sovrano della Russia a investment grade, mentre Fitch ha ribadito l’outlook positivo per il rating investment grade del paese, rafforzando la possibilità di flussi di fondi e convalidando l’impegno del paese nello stimolare la crescita economica. Dopo due anni consecutivi di contrazione, nel 2015 e 2016, l’economia russa ha ripreso a crescere nel 2017, sostenuta dalla domanda di consumo e dal rimbalzo dei prezzi delle materie prime. Il mercato russo rimane uno dei mercati emergenti con il rating più basso e a fine febbraio gli scambi presentavano un rapporto prezzo-utile di 8x. Manteniamo un giudizio positivo sul mercato, concentrandoci su società nei settori dell’informatica, finanza, energia e materie prime.

Prospettive

Nonostante la recente accentuazione della volatilità, riteniamo che i fondamentali dei mercati emergenti (ME) rimangano solidi. Pensiamo che le azioni dei ME abbiano raggiunto un punto di inflessione in termini di utili e sembrino offrirci opportunità di valutazione che in generale non osserviamo nella maggior parte dei mercati sviluppati. A nostro avviso gli utili dovrebbero continuare a migliorare, riportando le valutazioni a un livello più normale. Le valutazioni scontate sono una delle varie tendenze a sostegno del potenziale di rialzo che osserviamo oggi nei mercati emergenti. Le altre tendenze positive comprendono la sottovalutazione delle valute dei ME e i livelli di debito più bassi nei ME.

Quando elaboriamo una tesi d’investimento nei mercati emergenti per il prossimo anno, crediamo che non si debbano sottovalutare le riserve valutarie. Le precedenti crisi finanziarie sono state esacerbate dal livello insufficiente di riserve valutarie e dall’incapacità di gestire i risparmi nazionali. Siamo tuttavia convinti che oggi i mercati emergenti siano in una posizione molto più forte, in quanto le loro riserve valutarie attualmente superano quelle dei mercati sviluppati.

Al contempo, nell’arco degli ultimi 30 anni, la percentuale di prodotto interno lordo (PIL) globale dei mercati emergenti è raddoppiata e ora rappresenta il 60% della crescita del PIL globale.[1]

Inoltre, si prevede che la crescita dei ME nel 2018 sarà il doppio di quella dei mercati sviluppati in generale; il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita del PIL del 4,9% per i mercati emergenti rispetto al 2,3% dei mercati sviluppati.[2]

Sviluppi e tendenze dominanti nei mercati emergenti

A febbraio, i mercati globali hanno subito una flessione in quanto le preoccupazioni per la ripresa dell’inflazione negli Stati Uniti hanno superato l’ottimismo iniziale circa il miglioramento dell’economia mondiale. La volatilità è fortemente aumentata perché gli investitori hanno preso atto della probabilità che le principali banche centrali accelerino il ritmo di stretta della politica monetaria. I mercati emergenti hanno registrato una correzione marcata, ma breve, prima di mettere a segno un rimbalzo nell’ultima parte del mese, con un parziale recupero delle perdite. Come gruppo, i mercati emergenti hanno chiuso febbraio con performance lievemente inferiori rispetto a quelli sviluppati. L’Indice MSCI Emerging Markets ha subito un calo del 4,6%, rispetto alla correzione del 4,1% dell’indice MCSI World, entrambi in dollari statunitensi.[3] Maggiore avversione al rischio, prezzi del petrolio più bassi e indebolimento delle valute dei ME hanno gravato sulle azioni dei mercati emergenti.

Gli eventi più importanti nei mercati emergenti a febbraio

In Asia, la maggior parte dei mercati ha perso terreno a fronte delle turbolenze dei mercati azionari globali. India, Cina e Russia hanno subito gli arretramenti maggiori. L’India è stata particolarmente penalizzata dalla reintroduzione, da parte del governo, di un’imposta sulle plusvalenze di lungo termine applicata alle azioni. Sul sentiment ha gravato anche la decisione di tre borse valori locali di porre termine agli accordi di licenza con controparti estere e tenere sotto controllo i derivati offshore. In Cina, la crescita più lenta del previsto dell’attività manifatturiera a febbraio ha fatto emergere una certa cautela nei confronti della dinamica economia del paese. Per contro, la Thailandia ha chiuso in rialzo. A gennaio, le esportazioni del paese hanno superato le precedenti previsioni, registrando il ritmo di crescita più elevato da più di cinque anni a questa parte e sostenendo le robuste prospettive economiche del governo per l’anno.

Nel corso del mese, i mercati dell’America Latina hanno registrato una correzione, ma come gruppo hanno espresso performance migliori rispetto alle controparti dei ME. Brasile e Perù sono stati tra i migliori protagonisti nella regione, mentre Colombia e Messico sono rimasti arretrati. Il deprezzamento del real ha spiegato il calo del mercato brasiliano dal momento che l’inflazione inferiore al previsto, la forte attività economica e la riduzione del tasso d’interesse di riferimento a un minimo record, hanno fornito agli investitori motivi per mantenere un giudizio positivo e ignorare i deludenti dati della crescita del PIL nel quarto trimestre. In Messico, l’indebolimento dei dati manifatturieri e relativi alla fiducia dei consumatori in combinazione con la stretta della politica monetaria ha gravato sulle quotazioni azionarie. Il calo dei prezzi del petrolio si è ripercosso sui prezzi delle azioni in Colombia, nonostante il rafforzamento del peso.

I mercati dell’Europa centrale e orientali sono stati tra i ME peggiori, con Polonia, Ungheria e Grecia particolarmente deboli. Il mercato turco è anch’esso arretrato, ma ha avuto performance migliori degli altri ME, in quanto le valutazioni interessanti e la crescita degli utili hanno alimentato la fiducia degli investitori. La Russia si è mossa in controtendenza, chiudendo febbraio con un guadagno a seguito della ripresa delle quotazioni azionarie nell’ultima parte del mese, favorita dalle migliori prospettive di crescita degli utili e da valutazioni non impegnative.

Le azioni di Sudafrica ed Egitto sono scese a febbraio, ma hanno fatto meglio di quelle degli altri ME. Gli investitori hanno accolto favorevolmente la nomina del leader dell’African National Congress (ANC) Cyril Ramaphosa quale nuovo Presidente del Sudafrica dopo le dimissioni di Jacob Zuma. Anche il rimpasto dei governo, che ha riportato Nhlanhla Nene alla carica di ministro delle finanze e Pravin Gordhan a ministro della funzione pubblica, è stato accolto positivamente. A febbraio, la Central Bank of Egypt ha adottato una politica monetaria accomodante, con un taglio di 100 punti base, maggiore del previsto, infondendo così nel mercato la speranza di un’accelerazione della crescita del PIL in combinazione con una diminuzione delle pressioni inflazionistiche.

A febbraio, i mercati di frontiera hanno avuto performance superiori dei ME, sostenuti da afflussi di fondi e miglioramento della crescita degli utili. Kazakistan, Kenya e Kuwait sono stati tra i mercati di frontiera più brillanti, registrando rendimenti positivi. Per contro, l’Argentina è stata tra i più deboli, avendo risentito delle prese di beneficio dopo le ottime performance nel 2017, delle preoccupazioni legate alle trattative salariali e all’inflazione, nonché dei piani di ridimensionamento e rinvio delle riforme del mercato del lavoro.

 

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi di proprietà del CFA Institute.

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità ed alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati (oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi) sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano ad un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.

[1] Fonte: International Monetary Fund, “GDP based on PPP, share of the World”, dati a ottobre 2017.

[2] Fonte: International Monetary Fund World Economic Outlook Update, gennaio 2018. Non vi è alcuna garanzia che un’eventuale stima, proiezione o previsione si realizzi.

[3] L’indice MSCI Emerging Markets rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione in 24 mercati emergenti. L’Indice MSCI World rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione in 23 mercati sviluppati. MSCI non rilascia alcuna garanzia e non si assume alcuna responsabilità in merito ai dati MSCI riprodotti nel presente documento. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investirvi direttamente. Non tengono conto di commissioni, spese od oneri di vendita. Le performance passate non garantiscono risultati futuri.

 

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